Nell'inchiesta sui fondi neri finito nel mirino della procura di Forlì, entrano in scena gli interrogatori di garanzia. I primi due ad essere sentiti dal giudice sono i direttori generali della Carifin e della Cassa dei Risparmi del Titano
Forlì, 7 maggio 2009 - Tante domande, tante risposte. I primi due faccia a faccia tra indagati da una parte e giudice e pm dall’altra sono stati alimentati da una raffica di scambi e controscambi verbali. Gli indagati non si sono sottratti al fuoco di fila. Entrambi hanno parlato. Replicando punto su punto ai quesiti per oltre sei ore; più o meno tre a testa. E nella sostanza hanno tutti e due spiegato numeri e investimenti, dichiarandosi estranei ai reati contestati e ammettendo — a quanto pare — solo alcuni dati documentali raccolti durante le indagini. Solo su un punto marginale Simoni si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.
Nell'affaire del presunto fiume di fondi neri riciclati sull’asse Italia-San Marino finito nel mirino della procura di Forlì ed esploso domenica sera con cinque arresti — più di un miliardo e 200 milioni di euro in 4 anni, dicono gli inquirenti —, entrano in scena gli interrogatori di garanzia. I primi due ad essere sentiti dal giudice Rita Chierici sono stati, martedì, Gianluca Ghini — direttore generale della ‘Carifin’ di San Marino — e Luca Simoni, direttore gererale della Cassa di Risparmio del Titano. Ieri è stato invece Gilberto Ghiotti a passare davanti al giudice e ai due pubblici ministeri che coordinano l’inchiesta, Fabio Di Vizio e Marco Forte.
Oggi gli interrogatori si chiudono con quelle che secondo le ipotesi d’accusa sarebbero le pedine fondamentali del disegno incriminatorio accolto dal gip con le custodie cautelari: Paola Stanzani e Mario Fantini. La prima è amministratore delegato del gruppo ‘Delta’, cassaforte bolognese della Carisp sammarinese; il secondo, agli arresti domiciliari nella sua casa di Bologna, è il presidente di ‘Delta’ e amministratore delegato della Carisp.
Un invalicabile muro di riserbo continua a preservare la dinamica dell’inchiesta. Nulla di ufficiale è trapelato sulle parole dette ai magistrati da Ghini, Simoni e Ghiotti. Stando ai pochissimi spifferi raccolti da alcune fonti di palazzo di giustizia, Ghini e Simoni, negli interrogatori di martedì — quando non sono mancati attimi di tensione — avrebbero controbattuto passo passo a tutte le accuse.
Stando alle dichiarazioni del capo della procura di Forlì, Manfredi Luongo, esternate martedì in una conferenza stampa, gran parte di quel miliardo e rotti di euro scovati dall’inchiesta — che sarebbero transitati da un corrente ‘occulto’ di una filiale forlivese della Monte dei Paschi di Siena — potrebbe essere di provenienza mafiosa.
Ieri intanto, uno degli indagati a piede libero, il sammarinese Giovanni Aldo Galassi, 72 anni, presidente della Fondazione Carisp, ha detto al ‘Carlino’: "Sono sereno, so di essere estraneo ai fatti".
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