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INCASTRATI DALLA POLIZIA

La pistola del mistero
Due sposini in cella

Gia nei guai per un furto, due ragazzi di 26 e 29 anni di origine moldava sono stati intercettati da una volante poco prima dell'imbocco dell'A14. Nella borsa della donna gli agenti hanno trovato una Beretta calibro 9

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POLIZIA Forlì, 2 luglio 2009 - Ci sono pulmini che arrivano a Forlì più o meno tutte le settimane. Hanno parafanghi sporchi e targhe polacche. Ma anche ucraine o moldave. Trasportano cose e persone. Migranti. Una Tac dei loro sentimenti sarebbe inutile; solo l’angoscia è certa. Sono invisibili, uomini donne, bambini e pulmini. Nessuno ci fa caso. Attraccano in diversi e predefiniti ormeggi della città: il preferito è senza dubbio lo spiazzo davanti alla statua di Icaro.

Marito e moglie, di 26 e 29 anni, moldavi, in Italia sono arrivati così, anni fa. Adesso sono in carcere. Perché avevano una pistola. Una Beretta calibro 9, ferro letale: Beretta calibro 9 con numero di matricola cancellato (abraso si dice nel gergo). Quindi? Pistola clandestina: per questo sono stati arrestati, marito e moglie: il reato contestato è detenzione abusiva di arma e munizioni (trovate circa 100 pallottole). Dove andavano con quella ‘roba’? E perché la pistola era completamente smontata come un trenino Lego? E perché e i pezzi erano avvolti in della carta all’interno di una radio, una radio che aveva solo la carcassa esterna ma che dentro era stata svuotata, niente pile, niente transistor, niente di niente? Nello stomaco spolpato della finta radio c’era solo la Beretta calibro 9, perfettamente funzionante, ma smontata. Come un trenino Lego. Dove stavano andando i giovani coniugi Gutu, residenti a Fiumana di Predappio?

Stanno imboccando l’autostrada. La polizia li conosce già. Anno scorso hanno passato dei guai per un furto. Ma ultimamente sono arrivate altre informazioni sul loro conto. Così gli investigatori si mettono a fargli ombra. Con discrezione li pedinano. Nascondono qualcosa (il sospetto è quello) ma cosa? Ventiquattr’ore prima i due hanno ritirato un pacco, arrivato in un pulmino sbarcato a Forlì dalla Moldavia dopo quasi due giorni di viaggio. Cosa c’era in quel pacco?

Una volante della polizia intercetta la Mercedes bianca dell'uomo poco prima che l’uomo sterzi verso l’imbocco dell’A14. La donna siede di fianco. Ha una postura composta. Aristocratica. Sulle ginocchia tiene una borsa di tela, che la donna copre con le sue mani ben curate, bianche, venose. Che adesso tremano. «Documenti!» ordina un agente piegato sul finestrino della Mercedes, con le parole che gli rotolano velocissime sulle labbra, ferme, decise. Il contrario dei labbri dell'uomo. Che tremano. Come le mani della donna. Un poliziotto si avvicina alla donna. Le chiede della borsa, che lascia intravedere un quadrato ben definito sotto la tela. «È una radio» è il rumore del sussurro della donna, alle prese con una palese difficoltà di deglutazione. «Mi faccia vedere questa radio, signora».

La canna, l’impugnatura, il grilletto. Ogni pezzo alla rinfusa, chiuso, nascosto in quella carcassa di finta radio. E poi quelle pallottole. Non una. O dieci. Cento. Dov’erano diretti gli sposini moldavi? Che segreto nascondono? La Beretta è arriva a Forlì dalla Moldavia: l’autista del pulmino — sentito dagli agenti della Squadra mobile — è risultato estraneo ai fatti. Ma di certo c’è qualcosa che i due non dicono. O ancora non hanno detto. Qualcosa di grave forse. Nelle prossime ore verranno interrogati dal pm Marilù Gattelli. E allora potrebbero aprirsi. Confessare: perché quella pistola?

di MAURIZIO BURNACCI










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