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LA CRISI DEL CENTRO STORICO

Corso Diaz, scendono le saracinesche
Un negozio su tre ha chiuso

Ventiquattro sono le attività chiuse nella nota via. Oltre alla crisi economica, negozianti e artigiani devono far fronte ad affitti ancora troppo elevati

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Il barbiere Domenico Dall'Agata di fronte al suo negozio di Corso Diaz Forlì, 6 luglio 2009 - Scendono le saracinesche in corso Diaz. A oggi sono ventiquattro le attività chiuse, presto diventeranno una in più, perché si trasferirà il negozio di abbigliamento davanti al teatro Fabbri. Circa un terzo del totale. Le serrande ricoperte di polvere sembrano palpebre abbassate su una delle strade più belle della città, che in poche centinaia di metri racchiude un pezzo di storia. La Rocca di Caterina Sforza, Palazzo Mangelli, le chiese di Ravaldino e Sant’Antonio Vecchio, la casa dove visse e fu ucciso Roberto Ruffilli, il teatro: si affiancano memorie antiche e recenti.

Se ne sono andati negozi di abbigliamento, botteghe artigiane, una macelleria, un pub, una libreria, un’erboristeria, un’oreficeria; attività smobilitate da settimane e da mesi, in qualche caso da anni e non più sostituite. Ha lasciato chi era più distante dal centro, verso Porta Ravaldino, ma anche chi si trovava a pochi metri da piazza Saffi. Alcuni avevano investito nell’attività in concomitanza con la nuova pavimentazione voluta dal Comune (costata 600 mila euro) e conclusa nel 2008, per la parte fra la piazza e via Valverde. Ora restano appiccicati dei foglietti: ‘affittasi’, ‘cedesi attività’.

Corso suggestivo, curvilineo, in discesa mentre ci si avvicina al cuore di Forlì, fra le ombre proiettate dai bagolari (gli alberi detti ‘spaccasassi’). Lo spopolamento commerciale è simile a quello di via Giorgio Regnoli, ma basta parlare con chi ci vive e lavora, per capire che le spiegazioni addotte da qualcuno per l’altra ‘malata’ del centro (la viabilità, i kebab) qui non c’entrano. Oltre lo sfondo della crisi che ha impoverito le famiglie, occorre un ragionamento sulla via. «I problemi specifici sono due: i locali molto piccoli che rendono difficile lo svolgimento di varie attività e gli affitti ancora troppo alti», sostiene Luciano Santarelli, direttore di Confcommercio.

Eppure altre aree della città sono vitali. Cos’hanno in comune i luoghi attraenti? Spesso un paio di esercizi trainanti, attorno ai quali si sono sviluppate o rafforzate altre iniziative. Il tutto in una zona dove è gradevole passeggiare in tranquillità. Insomma un’identità che non possiede corso Diaz, dove pure ci sono negozi frequentati e apprezzati. «E’ vero, ci vuole un percorso commerciale ben definito e un collegamento col San Domenico, che è a due passi. L’arredo va bene ma di per sè non basta. Bisogna che il Comune quando interviene lo faccia fino in fondo», dice Stefania Bartoletti di Confesercenti.

I marciapiedi nella parte più esterna sono malmessi e nella strada, davanti al civico 56, c’è un buco dove affonda una scarpa. I marciapiedi saranno messi a posto: i lavori costeranno 200 mila euro. Ma è evidente che servirà un progetto complessivo per risollevare una delle perle della città. Corso Diaz era popolata di piccoli artigiani: riparatori, meccanici, falegnami. E ancora oggi lavanderie, parrucchiere e centri estetici resistono accanto alle agenzie di lavoro interinale.

L’ultimo arrivato, fra gli esercizi commerciali, è Presto-Service. Calzolaio, arrotino, duplicati di chiavi. «Siamo qui da sei mesi, il lavoro non manca, però speriamo che aumenti». I proprietari ricevono scarse proposte. «Qualcuno si è fatto vivo per aprire una rivendita di kebab — dice la titolare di un locale chiuso da marzo — . Gli affitti qui attorno si aggirano fra i 1300 e 1500 euro, siamo anche disponibili a venire incontro a chi vuole insediarsi. Ma di interessati se ne vedono pochi».

di Fabio Gavelli










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