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ECONOMIA

Manifatturiero: soffrono tutti... o quasi
"Il prossimo autunno un banco di prova"

Da un'indagine della Camera di Commercio Forlì-Cesena su 186 aziende della provincia emerge un calo di produzione, fatturato e ordini. Gli unici settori che tengono sono l'alimentare e, meno, quello del legno e mobili. Per il presidente dell'ente Alessandrini servono aiuti concreti di sistema

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Operai al lavoro (Foto Cardini) Forlì, 21 agosto 2009 - A fare eccezione è il settore alimentare con le sue performance produttive e, in misura più ridotta, quelli del legno e dei mobili, il resto sembra soffrire parecchio, pure se c'è un mimino di ripresa nella produzione. La crisi economica generale continua a pesare su tutti i settori manifatturieri della provincia di Forlì-Cesena, secondo quanto emerge dalla rilevazione dell'Ufficio statistica e studi della Camera di Commercio sul secondo trimestre del 2009. Tutti i settori, infatti, presentano saldi annuali negativi con contrazione di produzione, fatturato e ordini.

 

Le imprese con meno di 20 dipendenti, poi, boccheggiano. La crescita, secondo l'indagine, interessa solo il 16,7% delle imprese totali della rilevazione, il 73,1% ha indicato una tendenza al calo nella produzione. L'occupazione, non a caso, a Forlì-Cesena è cresciuta per l'effetto del ciclo produttivo del settore alimentare e adesso le imprese tenteranno di mantenere i livelli occupazionali, anche se il numero di quelle che prevedono una riduzione di personale è superiore a quello dello lo scorso anno.

 

Allo studio hanno partecipato 186 unità locali che, a fine trimestre, occupavano oltre 17.000 addetti. Con un grado di copertura di circa il 24% delle imprese e del 55% degli addetti, un campione largamente rappresentativo delle imprese con dimensione aziendale da dieci addetti in su. Sono invece escluse dall'indagine le piccolissime imprese da uno a nove addetti. La Camera di Commercio di Forlì-Cesena ricorda che l'indagine è di tipo congiunturale e quindi non tiene conto dell'influenze nei settori di chiusure o aperture di imprese.

 

Gli ultimi tre mesi, comunque, per le aziende prese in considerazione dall'indagine, hanno segnato una ripresa dei ritmi lavorativi rispetto al trimestre precedente. Si è infatti registrato un aumento del volume della produzione (+4,8%) e del fatturato (+4,9%). Anche la domanda è risultata in leggera crescita sia dall'Italia, con un +1,9%, che dall'estero (+2,9%). C'è stata, seppur solo accennata, una crescita dello 0,6% degli occupati nei settori alimentare, confezioni e chimica e plastica, in negativo, invece il saldo nelle calzature e nel metalmeccanico.

 

Quadro più fosco se si confrontano i dati attuali con quelli dello stesso trimestre dell'anno scorso: la produzione è diminuita del 14,2% e il fatturato, a valori correnti, del 13,6%. Gli ordini giunti dal mercato italiano (-12,9%) hanno segnato una contrazione maggiore rispetto a quella delle commissioni estere (-6,9%). Nell'arco degli ultimi dodici mesi il numero degli occupati ha registrato una diminuzione dell'1,4%.

 

Passando alla media degli ultimi dodici mesi, gli indicatori peggiorano vistosamente: alla contrazione della produzione del 6,3% si accompagna quella del fatturato (a valori correnti) del 7,0%. La domanda italiana (-9,8%) è diminuita molto di più di quella estera (-5,6%) mentre la percentuale media delle vendite effettuate al di fuori dell'Italia si è attestata al 24,6% del fatturato complessivo. Il risultato occupazionale, nell'ultimo anno è apparso negativo (-0,4%). Per quanto riguarda l'offerta di lavoro sono le imprese con meno di 20 addetti a mostrare le maggiori difficoltà nel mantenere i livelli occupazionali.

 

Dal punto di vista territoriale il settore industriale del comprensorio forlivese ha segnato una contrazione produttiva (-5,9%) di poco inferiore a quella del cesenate (-6,6%). Gli imprenditori sono più pessimisti rispetto all'anno scorso, si aspettano una diminuzione dei livelli produttivi e del fatturato ma prevedono un lieve incremento per gli ordini.

 

"I dati rilevati- dichiara il presidente della Camera di Commercio, Tiziano Alessandrini- mettono in risalto come il prossimo autunno rappresenti un banco di prova importante. Inizieremo a vedere concretamente l'accumulo degli effetti della recessione che potrebbe diventare critica anche per il nostro territorio". Per Alessandrini, tuttavia, "non servono altri tavoli 'anticrisi'. Servono azioni concrete di sistema" che arrivino dalla collaborazione di Camera di Commercio, istituzioni locali, banche, organizzazioni imprenditoriali e sindacati.

 

Lo scopo è "assicurare risorse ai Confidi e avviare interventi di semplificazione su burocrazia ed aspetti autorizzativi, accelerazione delle piccole opere pubbliche, velocizzazione dei pagamenti, cessione del credito". Ma anche incentivare l'innovazione, la capitalizzazione, l'aggregazione, gli start-up aziendali, l'internazionalizzazione e gli interventi nei settori in difficoltà come mobile imbottito, tessile-abbigliamento, ortofrutta ed infine promozione del marketing territoriale, conclude il presidente.










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