Fratellini travolti da un'auto,
il più piccolo non ce l'ha fatta
Gouba è spirato dopo due giorni d’agonia. Deceduto al Bufalini il senegalese di 8 anni travolto da un’auto. Ferito il fratello di 11 anni. Scossa la comunità senegalese, il padre vive e lavora in Italia da diverso tempo

Forlì, 10 gennaio 2010 - E’ deceduto ieri sera all’ospedale Bufalini di Cesena il piccolo Gouba Diop, il bambino di nazionalità senegalese di 8 anni investito alle ore 7.30 di venerdì mattina in via Primo Maggio. Le gravissime lesioni craniche subite nell’impatto con l’auto che l’ha travolto sono purtroppo risultate fatali. Il bambino era ricoverato in Rianimazione e le sue condizioni erano apparse subito disperate ai medici. Durante l’incidente è rimasto ferito anche il fratello 11enne del bambino, ricoverato all’ospedale ‘Morgagni – Pierantoni’ di Forlì: il giovane non è in pericolo di vita. I due fratelli sono stati travolti da una Fiat Punto, condotta da 30enne impiegato meldolese, mentre erano sulle strisce pedonali insieme al padre.
Il conducente dell’auto ha dichiarato ai carabinieri di Meldola, intervenuti sul posto, di non avere visto il terzetto che stava attraversando la strada per raggiungere il mezzo del capofamiglia, parcheggiato dall’altro lato della carreggiata. L’impiegato, deferito alla procura per lesioni colpose, rischia il ritiro della patente. La famiglia vive a pochi metri dal luogo dell’incidente.
La vittima frequentava, come il fratello, la scuola elementare ‘Edmondo De Amicis’. I due fratellini erano giunti in Italia nel 2008, mentre il padre risiedeva da tempo in Romagna. Il nucleo familiare è composto anche da un terzo fratello e dalla madre, ancora in Senegal in attesa del via libera del permesso di soggiorno. L’uomo, operaio in un’azienda a San Martino, è conosciuto in paese.
Quella senegalese è una delle etnie più cospicue, insieme ad albanesi e marocchini. Sono circa un centinaio a Meldola i cittadini che rappresentano la nazione africana. Tra di loro c’è poca voglia di parlare. La comunità senegalese si è stretta attorno alla famiglia, consapevole della tragedia che l’ha investita. «Gli siamo vicini — si limita a dire un amico che preferisce rimanere anonimo —. E’ una cosa terribile».
di LUCA BERTACCINI
