Hera vuole bruciare più rifiuti Ma il Comune dice no alle emissioni

La denuncia era arrivata dai Verdi, Balzani e Bellini: "Si trovino altre soluzioni" Commenta

L'inceneritore Hera a Forlì (foto Sabatini)

Forlì, 18 agosto 2011 - Il Comune di Forli’ non si sbilancia sulla richiesta di Hera di bruciare nell’inceneritore altre 26.000 tonnellate annue di biomasse, portando la quantita’ di materiale da incenerire a 146.000 tonnellate: l’amministrazione si riserva di valutare la richiesta. Ma pianta subito dei chiari paletti. Il primo: e’ “interesse di tutti agire in modo da favorire il miglior funzionamento dell’impianto di incenerimento di via Grigioni”, affermano in un comunicato congiunto il sindaco di Forli’, Roberto Balzani, e l’assessore all’Ambiente, Alberto Bellini. Dicono pero’ anche che non vogliono sentir parlare di aumento delle emissioni. E dunque va trovato il modo di restare sotto le 90.000 tonnellate annue da incenerire.

I due amministratori spiegano che Herambiente segnala nella sua richiesta due criticita’: la difficolta’ di mantenere il carico termico con continuita’ per la incostante disponibilita’ di materiale in ingresso e cio’ che viene bruciato ha un potere calorifico molto inferiore a quello previsto nella programmazione. Risultato: sono necessarie grandi quantita’ di metano per assicurare le temperature di esercizio richieste per evitare fermi impianti ed emissioni al di fuori dei limiti.

Balzani e Bellini aggiungono che quella attuale e’ una “importante fase di transizione tra la gestione dei rifiuti con discariche ed inceneritori e la gestione dei rifiuti attraverso il riciclo dei materiali” e questo richiede “un cambiamento culturale e impiantistico”: in questa fase “e’ necessario gestire correttamente gli impianti esistenti e pianificare la realizzazione di soluzioni alternative. La nostra comunita’- sottolineano sindaco ed assessore- si puo’ avvalere di tecnologie avanzate, che garantiscono la gestione dei rifiuti, senza emergenze e disagi come in Campania”.

 Il parametro discriminante per l’efficienza dell’impianto e’ il carico termico che puo’ superare i limiti dell’autorizzazione, ma non puo’ neppure scendere al di sotto di un valore limite, altrimenti l’inceneritore diventa inefficiente. E siccome il valore ottimale di carico termico si puo’ ottenere agendo sulla portata o sul potere calorifico inferiore del materiale, il Comune chiede ad Herambiente di verificare soluzioni alternative all’aumento del materiale da bruciare, ad esempio il pretrattamento e la selezione del materiale in ingresso per aumentare il potere calorifico e mantenere il carico termico anche riducendo la quantita’; oppure usando sistemi di stoccaggio a medio termine per garantire la continuita’ delle operazioni, anche in caso di riduzione del materiale da bruciare.
Balzani e Bellini specificano che “l’aumento della quantita’ di materiale da incenerire e’ contrario alla attuale pianificazione provinciale, pur trattandosi formalmente di materiale non classificato come rifiuto” e quindi “non si ritiene corretto che la pianificazione provinciale debba essere modificata da una procedura di screening”. E siccome piu’ quantita’ da bruciare comportano piu’ emissioni, per l’amministrazione “non sono accettabili soluzioni che portino all’aumento del carico di emissioni”. Sindaco e assessore sottolineano anche che queste criticita’ si sono verificate prima che la raccolta differenziata porta a porta dia effetti significativi di riduzione dei rifiuti. I benefici sono attesi dal 2013 dalla diffusione della raccolta differenziata domiciliare a Forli’ e Cesena. “Si ritiene quindi necessario valutare soluzioni compatibili con la disponibilita’ di materiale inferiore a 90.000 tonnellate all’anno”, spiegano dal Comune.

In definitiva, la ‘ricetta’ del Comune e’: bisogna “programmare sistemi di trattamento rifiuti che consentano di elevare il potere calorifico inferiore fino a 3.300 kcal/kg (consentirebbe all’impianto di operare efficientemente anche con 80.000 tonnellate all’anno, garantendo la riduzione quantitativa delle emissioni) e di programmare impianti di riciclo delle frazioni differenziate che saranno disponibili in seguito all’estensione della raccolta differenziata domiciliare”.
L’amministrazione si avvarra’ del tavolo interistituzionale sul monitoraggio delle diossine per valutare gli effetti ambientali e sulla salute della richiesta di Herambiente, concludono Balzani e Bellini.

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