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Naufragio con coca, "Siamo innocenti"

Lo skipper ravennate e la compagna forlivese

Dal Brasile parla il console italiano di Recife: "Dormono in celle senza letti e materassi" 

 

di Matteo Alvisi
 

Lo yacht affondato (foto Zani)

Ravenna, 30 dicembre 2011 - SONO in due carceri diversi, entrambi, ad Aracajù, Davide Migani e Giorgia Pierguidi (leggi la notizia dello yacht naufragato con 300 chili di cocaina) a disposizione degli inquirenti brasiliani che stanno procedendo con gli interrogatori. A fare da ‘ponte’ con l’Italia e il mondo esterno è Francesco Piccione, console italiano a Recife.
 

Cosa ci può dire della loro situazione?
«Ci stiamo attivando per aiutarli diciamo nelle cose materiali, per esempio gli abbiamo portato un materasso per dormire perché nelle celle dove sono rinchiusi non c’è».
 

Cosa le hanno detto?
«In questi giorni si stanno svolgendo gli interrogatori che avvengono separatamente. Sia Davide che Giorgia si professano innocenti, dicono di non sapere niente della droga. L’uomo ha chiesto i nominativi dei migliori avvocati locali da potere chiamare: in Brasile le leggi sul narcotraffico sono severe».
 

È trapelato qualcosa dagli inquirenti?
«Noi del consolato ci occupiamo solo dell’aspetto ‘umano’ e dell’aiuto di cui possono avere bisogno due cittadini italiani, comunque si può dire che la polizia è consapevole di avere preso due pesci piccoli, sempre se poi risulteranno effettivamente colpevoli».
 

Trecento chilogrammi di coca non passano inosservati dentro a una barca a vela.
«Questo è innegabile, anche perché a quanto sembra i pannetti erano sparsi dappertutto».
 

Erano in viaggio per una regata quando hanno fatto naufragio?
«A quanto mi hanno riferito erano partiti dalle Canarie e hanno fatto scalo a Capo Verde, Natal e Salvador de Baia prima di arenarsi...»
 

Lei che impressione ha di questo caso?
«Bisogna portare rispetto ai famigliari di queste persone e anche se sono stati colti in flagrante occorre la certezza della colpevolezza prima di sbattere il ‘mostro’ in prima pagina».

Matteo Alvisi

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