Parla la mamma della 36enne: «Si erano conosciuti due anni fa, lei è una vittima
di Serena D'Urbano
Forlì, 30 dicembre 2011 - «Mia figlia è una vittima. Lo amava. Lo avrebbe seguito all’inferno e all’inferno è andata». A parlare — evidentemente provata, nonostante la grande forza che traspare dal suo volto — è la mamma di Giorgia Pierguidi, la 36enne forlivese arrestata in Brasile dopo il naufragio dell’imbarcazione a bordo della quale si trovava insieme al suo compagno, Davide Migani, 42enne di Castiglione, nel Ravennate. Sul veliero incagliatosi sulla spiaggia di Atalaia, la polizia locale ha trovato 300 chili di cocaina.
Partiamo da oggi, che notizie ha di Giorgia?
"Da quando abbiamo saputo dell’arresto, il giorno della vigilia di Natale, non ho contatti diretti con lei, ma solo tramite il console di Aracajù, che ci tiene costantemente informati via mail e via telefono».
Da quanto tempo sua figlia e Davide stavano insieme?
«Dal 2009».
Un anno difficile per sua figlia. Giorgia rimase coinvolta in un brutto incidente stradale.
"Sì, subì quest’incidente e finì con l’auto in un fosso. Quella volta ebbe davvero paura di morire. La convalescenza fu molto lunga e per questo motivo perse anche il lavoro».
Oggi l’immagine di sua figlia rischia di essere associata a quella di una narcotrafficante. Ma cosa fa Giorgia Pierguidi nella vita? Quali erano le sue vere aspirazioni?
«E’ stata parrucchiera per molti anni in un negozio. Voleva aprirne uno tutto suo. Era il suo sogno sin da ragazzina. Da quando studiava all’Oliveti qui a Forlì, dove siamo tornati nell’89. Giorgia aveva 14 anni».
Dove ha vissuto prima?
«A Bergamo, dove è nata. Ci eravamo trasferiti lì col mio primo marito per motivi di lavoro, ma noi siamo originari di qui. La casa di Forlì dove vive Giorgia è la mia».
Conviveva col suo attuale compagno?
«No. Aveva convissuto per tanti anni col suo ex fidanzato, poi ha vissuto per un periodo da sola e infine con un’altra ragazza».
Quando sono partiti per questo loro viaggio finito in modo drammatico?
«Sono salpati il 25 novembre al seguito di una regata partita dall’isola di Gran Canaria, destinazione Rodney Bay, Santa Lucia. Lui è uno skipper esperto. Lei, semplicemente, lo accompagnava per piacere. Non ha neppure la patente nautica».
Dopo allora, quando è stata l’ultima volta che l’ha sentita?
«Telefonicamente una volta sola. Chiamai io sul telefono satellitare. Ma lei, ogni due o tre giorni mi mandava un messaggino sul cellulare».
Le diceva dove si trovava o cosa stesse facendo?
«No, solo che stava bene. Era felice: il mare, la spiaggia...»
Poi l’ultimo sms.
«Per dirmi che stavano cercando un posto dove fermarsi e dal quale prender l’aereo verso casa. Il loro rientro era previsto entro la fine dell’anno».
E invece sarà lei a dover volare in Brasile tra qualche giorno.
«Sì, sto andando in agenzia a prenotare il volo. Partirò la prossima settimana. Intanto è già stato nominato un avvocato, ma mi risulta che il capo d’imputazione nei loro confronti non sia ancora stato formulato dal pm».
Lei pensa che sua figlia sapesse il rischio che stava correndo?
«Non lo so. Noi genitori siamo sempre gli ultimi a sapere le cose. So solo che era innamorata. Ma l’amore deve avere anche una misura».
di SERENA D'URBANO