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"Schettino era simpatico, superficiale e donnaiolo"

L'illusionista forlivese Tesei

Ha lavorato a lungo nelle crociere Costa

 

di Fabio Gavelli

Il comandante della nave Costa Concordia Francesco Schettino (NEWFOTOSUD)
Il comandante della nave Costa Concordia Francesco Schettino (NEWFOTOSUD)

Forlì, 20 gennaio 2012 - «ME LO RICORDO bene il comandante Francesco Schettino. All’epoca era il vice, su un’altra delle navi Costa. Un campano simpatico, forse un po’ superficiale. Gran donnaiolo, ma attenzione, come il 90% dei comandanti di queste mega imbarcazioni». Francesco Tesei, forlivese, è oggi uno dei mentalisti più apprezzati d’Europa, applaudito nei teatri. Negli anni Novanta ha lavorato a lungo nelle crociere della Costa, dove era l’attrazione principale con le sue grandi illusioni.

 

Tesei, che idea si è fatto della tragedia della Concordia?
«Schettino ha commesso un errore imbarazzante e imperdonabile, pare non ci siano dubbi. Però mi domando come si sarebbero comportati altri comandanti».
Perché dice questo?
«Tutto sommato con Schettino mi sono trovato bene, era possibile instaurare un rapporto umano. Ma la maggioranza dei comandanti si sente il numero uno assoluto, il principe della nave, spesso proteso a far colpo sulle donne».
Vuole dire che altri piloti sono a rischio naufragio per una smargiassata?
«Penso sarebbe bene porsi il problema di come vengono formati e addestrati i comandanti».
Conosceva qualcuno che era a bordo della Costa Concordia?
«Sì, il mio amico Maurizio Di Martino, che fa l’illusionista. Abbiamo parlato un’ora al telefono».
Cosa le ha riferito?
«Le malelingue dell’equipaggio sostengono che la versione di Schettino, quella del cosiddetto inchino a beneficio dell’ex comandante, nasconda in realtà una causa ancora meno dignitosa».
Si è mai trovato in una situazione di emergenza?
«Mai, in oltre 400 crociere in tutto il mondo, su imbarcazioni molto simili alla Concordia. Queste navi sono sicure, a patto che non si prendano rischi assurdi».
E il caos delle operazioni di salvataggio?
«Capisco che sia apparso così ai passeggeri, ma la mia impressione è diversa. Ho sentito molti accusare il fatto che gli ufficiali non facevano salire i turisti sulle scialuppe, ma ci pensavano i cuochi e i magazzinieri. E’ proprio quanto deve accadere su una nave con 4 mila passeggeri. Il protocollo è questo: in emergenza ciascuno della ‘crew’ deve farsi carico della propria parte, gli ufficiali devono coordinare i soccorsi e non abbandonare finché tutti sono in salvo».
Gli ufficiali sono i registi.
«Per forza. Oggi le crociere sono di massa, enormi villaggi turistici galleggianti e il personale è orientale o sudamericano perché costa meno. Sono persone che si danno da fare moltissimo e sfamano le proprie famiglie».
I passeggeri lamentano che all’inizio sia stato detto loro che c’era un guasto elettrico.
«Se avessero comunicato che c’era uno squarcio di 40 metri e la nave affondava, s’immagina il panico? La gestione dell’emergenza comporta anche questi provvedimenti. Come dice un proverbio scandinavo: ‘In acque calme tutte le navi hanno un buon capitano’». 

Fabio Gavelli

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