S’indaga su chi ha subito multe nella passata gestione della stazione
di Oscar Bandini
Forlì, 1° febbraio 2012 - LA PORTA annerita, un odore acre. Fortissimo. Irrespirabile. Questo il rapido antefatto dell’attentato alla stazione del corpo forestale di Civitella. Bruttissima la sorpresa per il comandante ad interim della stazione di viale Martiri partigiani, Stefano Versari che — arrivato verso le 6.45 — ha trovato la porta d’ingresso bruciacchiata e i resti di una bottiglia di plastica sulla soglia d’ingresso.
L’agente ha quindi subito avvertito i colleghi del comando provinciale di Forlì e di Santa Sofia, subito accorsi. La dinamica è apparsa subito evidente: una molotov artigianale e la bottiglia di plastica presentava «un odore di miscela che solitamente si usa per le motoseghe». Nel primo sopralluogo effettuato sotto la direzione del vicecomandante provinciale Stefano Norcini è apparso evidente che i danni sono stati limitati perché la porta d’ingresso è blindata, con un’anima in metallo. In caso contrario il liquido infiammabile avrebbe potuto incendiare lo scivolo in legno dell’ingresso e il fuoco si sarebbe certamente esteso all’edificio. Bisogna andare indietro di 15 anni per trovare un episodio così grave, che si registrò però a Premilcuore.
SUL POSTO ieri mattina — oltre agli inquirenti — sono giunti l’ex sindaco Giovanni Felice, il consigliere regionale Luca Bartolini e Pietro Miliffi, a lungo comandante della stazione forestale di Civitella, che è stato tra i primi ad arrivare e a portare la sua solidarietà ai colleghi. «E dire che — precisa Miliffi — lo stesso Giovanni Felice concesse la cittadinanza onoraria al corpo forestale per il lavoro svolto sul territorio. Siamo sempre stati orgogliosi di ciò, ma questo gesto bruttissimo e pericoloso nei confronti del corpo mi rattrista molto». Miliffi oggi guida in consiglio comunale l’opposizione a Bergamaschi, ma parla come forestale perché «non si va mai in pensione dal corpo». Miliffi esprime quindi anche la solidarietà dei cittadini di Civitella ai forestali stessi. Ma evidentemente qualcuno non la pensa così. Chi ha agito con il favore delle tenebre voleva mandare forse un avvertimento chiaro, o a chi comandava fino a poco tempo fa la caserma o alle guardie stesse. Il tutto per denunce o sanzioni subite in passato. Ma non è escluso che si tratti di un avvertimento in stile mafioso: per indurre i forestali a comportarsi in maniera meno rigida.
E qui la platea dei potenziali ‘bombaroli’ sarebbe lunghissima. Civitella è infatti il più vasto comune agricolo del comprensorio forlivese. Le attività legate all’allevamento, all’ agricoltura, al taglio del bosco si uniscono a quelle del tempo libero, come la caccia, la pesca, i tartufi; senza contare gli abusi edilizi o il mancato rispetto delle prescrizioni sul vincolo idrogeologico e delle norme igienico-sanitarie.
A METÀ mattinata nel comune bidentino è arrivato il comandante provinciale del corpo forestale, Giovanni Naccarato, seguito dalla scientifica del nucleo operativo dei carabinieri, che ha tabellato e ispezionato tutta l’area antistante la caserma per trovare indizi utili alle indagini. «Siamo solo all’inizio delle indagini — precisa Naccarato —, la cautela è d’obbligo. Sono stato svegliato alle 7 dal comandante della stazione Versari e subito il mio vice Norcini con altri colleghi sono intervenuti sul posto. Si tratta di un fatto gravissimo mai accaduto prima nella Val Bidente. Lavoriamo in stretta collaborazione con il nucleo operativo dei carabinieri perché l’indagine è complessa e dovremo scandagliare nell’attività della stazione per capire se ci sono elementi più o meno recenti per restringere il campo ed ipotizzare qualche nominativo». Nel frattempo gli investigatori cercano spunti su cui lavorare tra i residenti della viale Martiri Partigiani considerato che la caserma è priva di sistema di videosorveglianza, come del resto il vicino edificio che ospita ambulatori dell’Ausl, il servizio veterinario e l’ufficio provinciale del lavoro.
di OSCAR BANDINI