Primo giorno per la pista ciclabile: si pedala verso Schiavonia, ma resiste chi va contromano. E lo spazio per le auto è ridotto
di Giuseppe Catapano
Forlì, 29 luglio 2012 - L’APERTURA ufficiale è prevista domani. Ci sarà anche il sindaco Balzani per l’inaugurazione della pista ciclabile in corso Garibaldi. In sostanza, però, il nastro rosso è già stato ‘testato’ dai ciclisti forlivesi.
L’AREA non è più transennata, eccezion fatta per un breve tratto tra piazza del Duomo e via Torelli. Fino a porta Schiavonia, il percorso è libero e utilizzabile. I lavori per la posa della resina antisdrucciolo sono terminati entro il 28 luglio come da tabella di marcia, la segnaletica è stata sistemata e i divieti di sosta sono soltanto un ricordo. Ora si può andare in bici nel senso di marcia opposto alle auto senza infrazioni al codice della strada. Già, perché la ciclabile in corso Garibaldi è servita proprio a ‘legalizzare’ un comportamento consolidato. Il doppio senso di marcia per le biciclette è possibile perché la carreggiata è larga almeno 4,25 metri, non è percorsa da traffico pesante ed è presente il limite dei 30 chilometri all’ora. Il nastro rosso — colore che ad alcuni residenti piace poco — è largo un metro e mezzo.
PRIMO problema: nonostante la segnaletica, molti ciclisti utilizzano la nuova pista anche in direzione piazza del Duomo, cioè contromano. Comportamento sbagliato, dal momento che occorre tenere regolarmente la destra e bisogna pedalare dall’altra parte della careggiata. Distrazione o scelta ponderata? Probabilmente sono valide entrambe le ipotesi. Trovarsi dalla parte opposta alle auto parcheggiate può permettere — dal punto di vista del ciclista — di evitare rischi proprio durante le manovre di parcheggio degli automobilisti oppure in caso di apertura improvvisa dello sportello.
SUCCEDE anche in corso della Repubblica. La differenza è tutta nelle dimensioni della carreggiata: in corso Garibaldi, nei tratti di strada più stretti (tra i civici 111-123 e 202-222 è stato necessario intervenire sul marciapiede per arretrarne il cordolo), non accade di rado che un automobilista invada la pista ciclabile. Chiariamo subito un aspetto: rispettando il limite dei 30 chilometri orari, difficilmente possono innescarsi situazioni di rischio. La contemporanea presenza di auto parcheggiate, auto in marcia e bici in due direzioni può comunque essere problematica. E può creare disagi anche la presenza di ostacoli, come un camion autorizzato al transito fermo a bordo strada. Era così anche prima che venisse realizzata la ciclabile. Ecco perché molti avrebbero preferito una soluzione in stile Reggio Emilia, dove le biciclette in centro circolano in entrambi i sensi di marcia senza una corsia dedicata, ma grazie a un’ordinanza con la precedenza alla mobilità lenta.
IL COMUNE ha compiuto una scelta diversa. Ha speso 38mila euro — ne servivano oltre 200mila per il cordolo — e non è da escludere che l’esempio di corso Garibaldi possa essere seguito anche altrove. Il numero degli incidenti parla chiaro: 44 in 9 anni, nessuno grave. La prudenza, però, non è mai troppa. Anche ora che c’è il nastro rosso.
di Giuseppe Catapano