Il popolare imprenditore è appassionato di golf ma ha fallito il primo esame: deluso ma non sconfitto, ha ritentato con buoni risultati
Bologna, 1 maggio 2009 - N.C: non classificato. In tutti gli sport vedere questo acronimo accanto al proprio nome non è certo un segno incoraggiante, ma, come per tutte le regole, un’eccezione c’è: nel golf essere “n.c.” equivale a dire di aver abbandonato il gruppo di chi giochicchia, di chi si è avvicinato da poco a questo sport, ed essere entrato di diritto nell’Olimpo di chi fa sul serio. Passare dallo status di “giocatore abilitato”, del neofita che può accedere al campo, a “non classificato” dà al golfista la possibilità di iniziare la propria caccia all’handicap nelle gare ufficiali. Ma un fio da pagare c’è: superare l’esame delle regole e dell’etichetta. Diciotto domande a risposta chiusa sulla teoria del gioco che non guardano in faccia proprio a nessuno, vip compresi. Così capita che nelle sessioni d’esame ci si possa ritrovare al fianco di qualche volto noto, magari impegnato a darlo per la seconda volta. Come è successo a Cesare Ragazzi, l’imprenditore bolognese che da anni ha deciso di trasformare un comune difetto estetico in una strategia vincente. Oggi Cesare è socio del circolo “Golf Promotion” di Bologna e ha come maestro Michael Feldhaus, ma anche lui è inciampato nell’esame delle regole.
“La prima volta che l’ho dato, nel 2007, non sono passato: ho fatto più di tre errori e carta canta. Ho iniziato a giocare a golf quindici anni fa, ma poi ho abbandonato per motivi di tempo. Ma questo non è bastato a superare il test e mi sono ripresentato l’anno dopo”.
Quali sono state le difficoltà? Domande trabocchetto o centinaia di pagine da studiare?
“Nulla di tutto questo. Anzi, prima di fare l’esame si dedica un’intera giornata al ripasso delle regole e dell’etichetta. Sembra un po’ di dover dare l’esame di teoria della patente. Diciamo che ero deconcentrato: forse avevo troppe donne intorno".
Il segreto è non scoraggiarsi allora?
“Assolutamente. Infatti al secondo tentativo, a ottobre dell’anno scorso, ho ritentato l’esame e l’ho passato. C’è a chi è andata peggio di me ed è stato bocciato anche per la seconda volta. Poi però sono convinto che questo sia uno sport che impari davvero giocando”.
Adesso via con le gare per tentare di abbassare l’handicap?
“Veramente di handicap ne avevo uno solo in vita mia: quello dei capelli. Ma l’ho risolto. Scherzi a parte, non vivo questo sport in maniera agonistica, il mio obiettivo non è litigare il punto con la pallina quando gioco. Ho sempre praticato sport molto fisici, come il tennis, lo sci e la bicicletta, e del golf apprezzo invece la fase riflessiva, il dover preparare il colpo. Gioco per divertirmi e lo trovo un ottimo antistress nelle pause di una giornata lavorativa. Spesso fuggo al campo e mi metto in campo pratica a tirare anche cento colpi: rigorosamente vestito come vado in ufficio!”.
Cristina Degliesposti