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di MARCO SIGNORINI SONO STATI incastrati da una vecchietta che ha deciso di no...

di MARCO SIGNORINI
SONO STATI incastrati da una vecchietta che ha deciso di non dargliela vinta. Così, dopo le indagini dei carabinieri, sono finiti in manette: ora due imolesi, il 51 enne St...
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2008-05-01
di MARCO SIGNORINI
SONO STATI incastrati da una vecchietta che ha deciso di non dargliela vinta. Così, dopo le indagini dei carabinieri, sono finiti in manette: ora due imolesi, il 51 enne Stefano Minguzzi e la sorella Concetta, 53 anni, sono nel carcere bolognese della Dozza. A mandarli dritti dietro le sbarre è stata la precisa ricostruzione della loro presunta ennesima vittima, una 78enne del Polesine. Perché proprio lì i due pare avessero trovato una ‘terra fertile’ per mettere a segno i raggiri. I due sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Castelmassa, diretta dal tenente Simone Toni, che con un pizzico d’astuzia, sono riusciti a rintracciarli nella loro residenza di via Gambellara e a farli cadere nella rete con la scusa di una contravvenzione elevata nei loro confronti. I due il 13 gennaio avevano preso di mira una 78enne residente a Gaiba che, credendo nella loro buona fede, aveva consegnato loro circa 1.200 euro, i soldi della pensione. La Minguzzi, assieme al fratello, si era presentata in casa dell’anziana approfittando dell’assenza della figlia e l’aveva convinta di essere stata una delle infermiere che l’avevano curata durante un recente ricovero in ospedale. Poi è scattata la solita richiesta: cambiare una banconota da 100 euro. E la 78enne ha deciso di fidarsi consentendo a Stefano Minguzzi di scoprire dove teneva il denaro.

I DUE MALVIVENTI poi, ottenuto quello che volevano, si sono allontanati. L’anziana però si è quasi subito resa conto dell’accaduto e si è rivolta all’Arma. A quel punto sono iniziate le indagini e in poche settimane il caso è stato risolto. La descrizione chiara delle due persone fatta dall’anziana, infatti, è stata decisiva per riuscire a identificare i presunti truffatori e assicurarli alla giustizia. Anche grazie a parte del numero di targa dell’auto usata per la fuga — una Fiat Uno — fornito dalla stessa 78enne.

MA L’INDAGINE adesso va avanti. I militari dell’Arma, infatti, sono a caccia di un terzo complice, ossia dell’uomo che avrebbe guidato la vettura usata per scappare. Stefano e Concetta Minguzzi, intanto, accusati di truffa aggravata e furto, si trovano in carcere a Bologna e non è escluso che siano le stesse persone che hanno colpito tempo fa ancora nel Polesine, nelle località di Crespino e Ceneselli. «Non posso che essere soddisfatto dell’operazione — osserva il tenente Toni —. Il Polesine, per la conformazione fisica del territorio, è spesso la meta ideale per questi truffatori. La nostra Compagnia, attraverso uno screening delle varie aree, è riuscita a creare una mappatura delle zone a rischio per ridurre al minimo questo genere di reato. Andremo avanti per questa strada».









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