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La preside Leggieri: «In alcune classi 50% di immigrati»

«Tutor e corsi per salvare gli stranieri dal disagio»

LA PAROLA chiave è integrazione: un obiettivo da perseguire con costanza in un istituto come l’Alberghetti, soprattutto nell’indirizzo professionale, dove le aule diventano anno dopo a...
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2008-05-06
LA PAROLA chiave è integrazione: un obiettivo da perseguire con costanza in un istituto come l’Alberghetti, soprattutto nell’indirizzo professionale, dove le aule diventano anno dopo anno sempre più multietniche e dove aumenta anche il numero di ragazzi bocciati. Per non parlare poi della dispersione solastica, dell’alto numero di assenze e infine di tensioni fra italiani e immigrati che però ora sembrano risolte.
Per questo la preside Lucia Leggieri ha varato, insieme al Ciofs (Centro italiano opere femminili salesiane formazione professionale) il progetto IntegrAzione: «Per evitare i problemi, ridurre le situazioni di disagio e aiutare i ragazzi a conseguire i diplomi, abbiamo creato un progetto — spiega Leggieri — mirato agli stranieri iscritti al primo anno dell’Ipsia. In alcune classi il numero di stranieri è arrivato al 50%: se ci sono dei problemi non possiamo sottovalutarli».

IL PROGETTO prevede una fase preliminare con protagoniste le medie del circondario: per ogni ragazzo straniero iscritto all’Ipsia nel 2008-2009 verrà redatta una sorta di mappa. «Così — spiega Gianna Gambetti del Ciofs — avremo informazioni sui ragazzi, sul loro livello di preparazione, sulla loro conoscenza dell’italiano». Un tutor (ancora non è stato deciso quante saranno queste figure, se saranno insegnanti o componenti di una coop esterna) seguirà poi i ragazzi più in difficoltà nel corso dell’anno e servirà anche come mediatore culturale: «Molte volte abbiamo problemi con le famiglie — dice la preside —. Quando i ragazzi arrivano da noi sono anche motivati ma spesso, dopo brutti voti o col passare dei mesi, abbandonano o diventano svogliati. A volte, alla base c’è la scarsa conoscenza dell’italiano: abbiamo organizzato corsi negli anni passati ma in pratica non sono stati frequentati. Come mai? Forse abbiamo sbagliato qualcosa. O forse le famiglie straniere a volte non comprendono che c’è bisogno di fermarsi a scuola pure al pomeriggio».

L’IPSIA non è il Bronx ma nei mesi scorsi si sono verificati alcuni problemi di convivenza: «I ragazzi italiani hanno discusso con gli stranieri — chiude Leggieri — e hanno chiarito alcuni comportamenti che erano stati fraintesi».