2009-07-03
LAVVOCATO di Nicolas Fini Franco Oliva (che lo difende assieme a Daniela Mascherini) spiega il ritrovamento di diverse armi bianche nella camera del 19enne, circostanza comunque ritenuta non particolarmente importante dalla Procura. «Le armi da collezione come la spada giapponese non erano sue sostiene il legale ma appartenenti a uno zio ed erano rimaste appese al muro». Altri coltelli rinvenuti invece appartenevano originariamente a Emiljan Keci, secondo lavvocato: «Si tratta di armi che erano introdotte in casa dal patrigno e che Nicolas gli nascondeva per evitare che le usasse per far del male a lui o alla madre». Fra queste armi cera anche il machete di 50 centimetri usato da Fini per uccidere Keci sotto agli occhi dei carabinieri: «Anche quello era stato portato in casa dal patrigno e Nicolas glielo aveva nascosto».