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Colavita, ricordi di un vigile «Quando entrai senza bussare...»

—DOZZA —
«SONO NATO a Pietramontecorvino, in provincia di Foggia, nel 1943 e nel 1976 mi sono trasferito a Toscanella››. Si racconta Vincenzo Colavita, l’ex vigile ur...
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tratta dai dizionari Zanichelli
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4562.jpg 2011-01-08
—DOZZA —
«SONO NATO a Pietramontecorvino, in provincia di Foggia, nel 1943 e nel 1976 mi sono trasferito a Toscanella››. Si racconta Vincenzo Colavita, l’ex vigile urbano dozzese che è andato in pensione nell’aprile del 2010, dopo quasi trentasei anni di servizio. «Mi sono trasferito dal Meridione grazie al concorso comunale che mi ha portato a Dozza — ricorda Colavita —. Per tre mesi, mentre lavoravo come operaio, tornando a casa la sera studiavo sui libri». Questo grande personaggio civile è stato premiato per il suo operato proprio il mese scorso: ‹‹Alla vigilia di Natale ho ricevuto dall’amministrazione la medaglia al valore militare — afferma il vigile —. E’ stata un’emozione fortissima ed ero molto commosso».
ANCHE SE Colavita è in pensione da mesi, è come se non ci fosse mai andato: «Per i cittadini non è cambiato nulla — dice —. Ogni volta che mi incrociano per strada mi chiamano ancora “maresciallo”. Ho visto questo paese crescere. Quando arrivai nel ’76, a Dozza c’erano 1.200 anime, ora ce ne sono 6.250. I bambini che allora avevano dieci anni e che visionavo all’entrata e all’uscita dalla scuola, ora hanno dei figli. Ho visto susseguirsi cinque sindaci». «Una volta — continua il vigile —, le cose erano diverse: c’era più lavoro per tutti, ma soprattutto più coesione fra le persone, più collaborazione e unità. Oggi c’è qualche furtarello di troppo, qualche piccola banda di bulletti e penso che una delle cause principali sia l’essersi ingranditi esponenzialmente a livello di popolazione».
Il vigile urbano, poi, si lascia andare a simptici ricordi: «Di cose strane e buffe nel mio lavoro me ne sono capitate tante — afferma — ma mi è rimasto impresso fortemente nella memoria, quando, negli anni Ottanta, andai a fare una residenziale a casa di una donna. Citofono e mi apre. Salgo le scale e trovo la porta aperta. Pensavo che mi aspettasse: allora entro e la trovo completamente nuda. Evidentemente aspettava un altro!». Ma ci sono anche memorie drammatiche: «Un giorno in servizio salvai una vita umana — ricorda Colavita — e lo choc è forte ancora oggi. Un signore stava attraversando la via Emilia sulle strisce pedonali, davanti al panificio Berti, e improvvisamente una Panda lo travolse, facendogli fare un volo di venti metri, cadendo rovinosamente a terra dentro un’aiuola comunale. Aveva sbattuto violentemente la testa sul cemento, c’era sangue dappertutto e, se non avessi avuto prontezza di riflessi e freddezza nel primo soccorso, sarebbe morto. Oggi invece è vivo e vegeto, anche grazie al mio aiuto. Sono cose che ti segnano e gratificano».
OGGI Vincenzo Colavita è pensionato, ma si dà sempre da fare: «Da tre anni suono le percussioni nella banda folcloristica di Dozza, girando l’Europa. Il lavoro mi manca sì e no — afferma il vigile — perché oggi finalmente posso dedicare più tempo alla mia famiglia e agli affetti. Ho instaurato un ottimo rapporto con i dozzesi: merito del mio carattere estroso e dei miei concittadini, che ringrazio di cuore per l’accoglienza».
Leonardo Andreaus

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