Novecento pazienti rimessi in piedi grazie ad artroscopia e protesi

SONO STATI 873 i casi trattati nel 2010 al Maria Cecilia Hospital di Cotignola dall’equipe di ortopedici guidata dal professor Raul Zini. Gli interventi su pazienti con patologie articolari, tra...
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2011-07-06
SONO STATI 873 i casi trattati nel 2010 al Maria Cecilia Hospital di Cotignola dall’equipe di ortopedici guidata dal professor Raul Zini. Gli interventi su pazienti con patologie articolari, traumatiche e degenerative, con particolare riferimento a ginocchio, anca, spalla, gomito, caviglia e polso, sono sostanzialmente di due tipi: artroscopici e di chirurgia protesica. «L’artroscopia è una tecnica basata sull’impiego di fibre ottiche, che permette di guardare nell’articolazione eseguendo gesti chirurgici senza aprirla – spiega Zini, pesarese, laureato in Medicina e Chirurgia alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma, specializzato in Ortopedia e Traumatologia nella stessa Università, responsabile scientifico Area ortopedica del Gruppo Villa Maria dal 2007, professore all’Università di Milano Bicocca e Roma Campus Biomedico — Gli strumenti utilizzati in artroscopia sono tutti di calibro simile ad una matita, così da poter entrare nell’articolazione attraverso un’incisione non più lunga di un centimetro. Lo strumento fondamentale, l’artroscopio, è un dispositivo che illumina l’interno dell’articolazione attraverso un cavo a fibre ottiche e, nel contempo, una micro-telecamera visualizza il contenuto su un monitor. Col progredire delle tecniche, sono ormai numerosi gli interventi eseguibili in artroscopia. La chirurgia meniscale è quella più comune. Attraverso due soli accessi puntiformi è possibile regolarizzare quasi tutte le lesioni del menisco interno o esterno. Anche la chirurgia ricostruttiva del legamento crociato anteriore è ormai di routine, anche se in questo caso ai 2-3 accessi artroscopici va aggiunta un’incisione un poco più estesa nella sede di prelievo dell’innesto tendineo, impiegato per sostituire il legamento lesionato. Altri interventi più rari in artroscopia fra l’altro riguardano la cuffia dei rotatori della spalla e il trattamento delle patologie dell’anca».
La chirurgia artroscopica consente anche un decorso post-operatorio più rapido: «Dopo l’intervento al menisco si può ricominciare a camminare quasi subito e, tempo un paio di settimane, è possibile tornare all’attività sportiva. La ricostruzione del legamento crociato anteriore ha invece tempi di recupero necessariamente più lunghi. La dimissione avviene due giorni dopo l’intervento, quando il paziente ha imparato a camminare con due stampelle senza difficoltà. Entro due mesi la gran parte dei pazienti torna ad una vita normale, ma soltanto dopo cinque mesi è concesso il ritorno agli sport di contatto, previa adeguata preparazione». Sono numerosi i campioni sportivi operati da Zini in artroscopia, come Simone Pianigiani, coach della Nazionale Italiana di basket e della Mens Sana Siena cinque volte campione d’Italia, e i noti cestisti Terrell McIntyre, Demian Filloy, German Scarone e Sasha Djordjevic.Per quanto riguarda la chirurgia protesica, «gli interventi più frequenti riguardano anca e ginocchio, ma anche caviglia e spalla. Pure in questo caso si mira sempre più a tecniche meno invasive, cercando di preservare soprattutto i tessuti molli e, per quanto possibile, l’osso». Zini opera anche al San Pier Damiano Hospital di Faenza in convenzione e al Villalba Hospital di Bologna in regime di attività privatistica.
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