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«È la città intera che deve sostenere il calcio»

—CASTEL SAN PIETRO—
«E’ NECESSARIA una forma collettiva di sostegno per le società sportive, calcistiche e non, una partecipazione diretta dei cittadini. Soprattutto in un...
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—CASTEL SAN PIETRO—
«E’ NECESSARIA una forma collettiva di sostegno per le società sportive, calcistiche e non, una partecipazione diretta dei cittadini. Soprattutto in un periodo economicamente difficile come questo, non è possibile addossare al solo ramo delle industrie e delle imprese l’impegno di mantenere in piedi una realtà sportiva». Amilcare Renzi, segretario imolese di Confartigianato, sostiene che sia questa l’unica strada percorribile per garantire la sopravvivenza delle società sportive, compreso il Castel San Pietro Calcio che pochi giorni fa ha lanciato attraverso il suo storico dirigente Mauro Montebugnoli un grido d’allarme: è possibile che a fine stagione, tra quattro mesi, la società alzi bandiera bianca e si arrenda ai debiti anche e soprattutto per via dello scarso appoggio che arriva dal tessuto economico della città e del territorio. «Per la sopravvivenza delle società sportive il sostegno deve arrivare dalla città, non da una sola categoria sociale. Deve arrivare da chi si sente parte in causa magari perché il proprio figlio pratica sport in quella società da anni, e si sente di dare un aiuto». Una sorta di azionariato popolare, insomma? «Lo definirei più propriamente un sostegno collettivo».
TUTTE concordi, le associazioni di categoria, nel definire lo sport «un elemento di vitale importanza per la società, per i giovani che proprio attraverso lo sport si tengono lontani da droga o malavita, e ci sono studi che lo hanno inequivocabilmente dimostrato», afferma il direttore della Cna di Imola Viviana Castellari. «Per questo motivo la nostra associazione ha da sempre cercato di sensibilizzare gli iscritti sull’importanza, quando possibile, di aiutare le società sportive del territorio. Molti imprenditori lo hanno fatto e alcuni ancora proseguono a farlo, ma è chiaro che la crisi economica in questo senso ha ridotto drasticamente la possibilità di offrire contributi, di sponsorizzare società sportive o anche iniziative sociali di altro genere».
LA CRISI insomma, costringe le aziende a sacrifici, «e quando si devono far sacrifici, ovviamente un’impresa effettua tagli laddove ci sono costi sacrificabili, e tra questi i primi sono costituiti dalle sponsorizzazioni. Non potrebbe essere altrimenti», aggiunge il delegato per il Circondario imolese di Unindustria Marco Gasparri. «La scelta di appoggiare con risorse della propria azienda lo sport della città passa attraverso diversi elementi: l’attaccamento, la passione, la convenienza e la possibilità. Se manca anche soltanto uno di questi elementi, è un’unione che non può nascere. E purtroppo in questo particolare momento storico ci sono imprenditori che avrebbero anche tanta passione, ma che hanno risorse appena necessarie per proseguire la propria attività, non per aiutare realtà sportive».
Claudio Bolognesi
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