Imola, 6 febbraio 2018 - Gli armadi dei velox piazzati sulla Bretella sono stati fatti saltare in aria. Non si è trattato dunque di un assalto a colpi di mazza, come poteva anche apparire a un primo esame, ma di un ‘attacco’ messo a segno con un ordigno esplosivo di cui è rimasta qualche traccia. Traccia scovata dai carabinieri della compagnia di Imola, che hanno sequestrato i reperti consegnandoli ai loro colleghi specialisti del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna per le analisi tecnico-scientifiche. Indagini che si presentano non facilissime, dal momento che dello ‘strumento’ sono rimasti solo frammenti.

L’ordigno, se si può chiamare così, ha provocato un’onda d’urto molto potente ma circoscritta. Gli effetti sono stati quelli che ha notato un automobibilista di passaggio sulla Bretella, che alla 3.40 della notte tra sabato e domenica ha telefonato ai carabinieri, raccontando loro quanto aveva visto sulla strada. Frammenti di armadio arancione un po’ dappertutto, tanto da far pensare che i due contenitori potessero essere stati investiti da un veicolo in transito. Una pattuglia dei carabinieri si è recata sul posto per assicurare la regolarità della circolazione, poi con le prime luci della giornata è emerso quello che è stato evidenziato dagli accertamenti dei militari, che hanno escluso che qualcuno armato di una mazza sia sceso da una vettura o sia arrivato a piedi dalla Pedagna per distruggere i non amati armadi dei velox.

Va da sè che se qualcuno a quell’ora della notte avesse notato qualcosa o qualcuno di strano in quei due punti della Bretella potrebbe farsi vivo con i carabinieri e dare così una mano alle indagini. Perché il danneggiamento ha anche un costo: Area Blu (sono in capo alla società in house del Comune l’acquisto e la messa a dimora delle attrezzature) dovrà acquistare nuovamente e reinstallare i due armadi, destinati ad accogliere le macchinette che potranno funzionare con gli autovelox solo in presenza di operatori della Polizia Municipale.

A proposito delle reazioni politiche, il M5s rimbecca soprattutto il capogruppo Pd in consiglio, Marcello Tarozzi. Claudio Frati sottolinea l’assenza delle telecamere di controllo, assenza che gli fa dire che «l’identificazione dei responsabili sarà piuttosto complicata. Perché chi ha realizzato quei due impianti non ha pensato di difenderli con un sistema video?». Frati, candidato al Parlamento, giudica «arrogante» la «miopia» di «chi ci ha governato fino a ieri», ma si associa alla condanna di Tarozzi nei confronti dei commenti di giubilo sui social relativi alla distruzione dei due armadietti.

«E’ chiaro che si tratta di un gesto di un balordo e privo di giustificazioni, tuttavia credo ci si debba interrogare su come mai comincino a fiorire questi gesti di insofferenza - commenta infine Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di polizia, nonché candidato per la Lega Nord alle politiche del 4 marzo –. Oramai gli autovelox non sono più uno strumento come concepito dalla normativa per dissuadere da comportamenti che possono pregiudicare la sicurezza nella circolazione, oppure per sanzionare chi mette a rischio gli utenti. Ma sono diventati uno strumento per i Comuni per fare cassa. E’ sufficiente andare da Castel San Pietro a Imola sulla via Emilia per vedere l’isterismo con il quale sono posti i limiti di velocità. Dove non c’è nemmeno una casa ci sono i 50 chilometri orari, dove c’è qualche abitazione si può andare ai 70, mentre in un asse attrezzato con tre corsie ci sono i 60. La gente comincia a essere stanca, e questo è un fatto grave perché il cittadino non concepisce più l’ente pubblico come una sua emanazione, bensì come un soggetto che lo sta vessando». Alessandro Mirri (Imola Più) condanna in toto il gesto e chi plaude alla distruzione degli armadi, ma condanna anche chi in questi mesi ha sempre criticato l’installazione dei velox, alimentando nei «più deboli la convinzione che questi siano lì solo per generare introiti».

red. cro.