Imola, 14 marzo 2017 - Le associazioni ambientaliste si appellano al Tar dell’Emilia Romagna per l’annullamento della delibera di giunta regionale (e di tutti gli atti correlati) che a dicembre ha autorizzato la sopraelevazione del terzo lotto della discarica Tre Monti. Il ricorso, depositato il 10 marzo dall’avvocato del foro di Rovigo Matteo Ceruti per conto di WWF Italia, Panda Imola, Legambiente ImolaMedicina e di due privati cittadini (residenti a Imola e Riolo Terme), chiama in causa Regione, Arpae, ConAmi e Herambiente.

Nelle 40 pagine di relazione, ora in possesso anche dei giudici amministrativi, i ricorrenti evidenziano «innumerevoli criticità di carattere metodologico» e «carenze sostanziali su aspetti fondamentali della procedura». In primis, le associazioni partono da un dato di fatto: lo scorso novembre il segretario regionale del ministero dei Beni culturali e del Turismo ha congelato il progetto di ampliamento del sito di via Pediano a causa della sua «incompatibilità» con alcune norme paesaggistiche.

«In quell’occasione il Mibact si era espresso negativamente su tutto il progetto che prevedeva sia la sopraelevazione del terzo lotto che la realizzazione del quarto lotto - fa notare Cinzia Morsiani -. Però in un secondo momento il progetto è stato ridotto alla sopraelevazione». Ma, si legge nella relazione depositata al Tar, «ai sensi della legge 241/1990, in presenza di un motivato dissenso da parte di un’amministrazione preposta alla tutela paesaggistico-territoriale, la questione dev’essere necessariamente rimessa dall’amministrazione procedente alla deliberazione del consiglio dei ministri».

In pratica, prosegue Morsiani, «i proponenti avrebbero dovuto aprire una nuova istruttoria. Ma di fatto la Regione ha bypassato l’iter che si doveva seguire». E ancora nella relazione depositata al Tar: «Lo studio di impatto ambientale deve contenere una descrizione dei probabili ‘impatti cumulativi’ del progetto sull’ambiente. Invero, la Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) necessita di una valutazione unitaria e complessiva dell’intervento». Invece, «nel caso di specie si è in presenza di un artificioso frazionamento di un unitario progetto di ampliamento della discarica che come tale andava evidentemente sottoposto a valutazione dei relativi impatti ambientali nella sua globalità».

Ma c’è di più. «Nel caso di modifiche sostanziali al progetto iniziale – dicono in coro Cinzia Morsiani e Massimo Bolognesi – si deve riaprire il percorso partecipativo dei cittadini. Ma questo non è accaduto». Ora, è tutto sul tavolo dei giudici amministrativi. Gli ambientalisti stanno promuovendo una raccolta fondi (www.buonacausa.org) al fine di finanziare il ricorso al Tar. Obiettivo: arrivare a quota 15mila euro.