Castel del Rio (Imola), 6 agosto 2017 - Una domenica con gli occhi fissi al cielo nella speranza che qualche nuvolone nero scarichi acqua come da previsioni meteo. Perchè le falde in secca hanno già fatto le prime vittime: la ventina di abitanti (tra stanziali e turisti) che sabato mattina a Canevella e Morara, due frazioni di Castel del Rio, si sono alzati con l’amara sorpresa di trovare a secco i rubinetti di casa. Mentre il capoluogo, rifornito da una rete che attinge dal Cer, dalla diga di Ridracoli e anche da invasi limitrofi come quello di Borgo Tossignano, ancora non patisce le conseguenze dell’ormai eterna siccità (ma il sindaco Alberto Baldazzi ha emanato un’ordinanza che proibisce di bagnare parchi e giardini prima delle 23 se non si è dotati di pozzi e fonti autonome di approvvigionamento come accade per gli impianti sportivi che attingono direttamente dal fiume Santerno, la cui intera asta rappresenta anche una perdurante boccata d’ossigeno per gli agricoltori), il versante ovest del territorio comunale situato tra i 400 e 500 metri e rifornito dalle vene di falda, non riesce più ad avere una riserva sufficiente cui attingere.

«Pare che dalla fine di luglio gli accumuli fossero in esaurimento e da ieri mattina il problema è diventato emergenza vera», sintetizza la drammatica conseguenza del prosciugamento lo stesso primo cittadino che ha assistito già nel pomeriggio al primo rifornimento di sacchi da parte di Hera che ha dotato ogni famiglia con 12 quintali in sacchi da cinque litri l’uno, sperando che nel frattempo qualcosa cada dall’alto e rimpingui in maniera naturale i bacini rimasti vuoti. «Ma c’è anche la possibilità - continua Baldazzi - che vengano stesi tubi che prelevino l’acqua da dove c’è e la portino dove non c’è più».

In ogni caso si tratta di lavori e interventi che richiedono, se non settimane, certamente diversi giorni, lasciando quindi nell’extrema ratio della distribuzione a domicilio la via più veloce per dare la risorsa idrica alle case private della fondamentale fornitura per l’arsura e la grande sete che attanaglia ormai anche l’Appennino. «L’80% del forese denuncia carenze gravi e c’è da temere l’effetto cascata in aree ben più ampie di questa che per prima è stata interessata». L’orizzonte temporale potrebbe anche abbracciare diverse settimane se Giove Pluvio non concede salutari tregue, cui anelano anche i castagneti che abbracciano questi crinali su un’estensione che tocca il migliaio di ettari. «Per noi è la produzione agricola più importante - continua Baldazzi - e caratterizza il paesaggio in maniera inconfondibile. Il gran caldo fa cadere e aprire i ricci prima della maturazione e mette a rischio pure la pianta, stremata e alla ricerca di un po’ di pioggia che idrati almeno l’apice fogliare».