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Anche il ceto medio bussa alla Caritas

LO SPECCHIO della povertà e delle nuove povertà. Lo specchio è la Caritas diocesana che, con un budget di 62mila euro per gli aiuti economici, ha sostenuto lo scorso anno 947 famiglie ...
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LO SPECCHIO della povertà e delle nuove povertà. Lo specchio è la Caritas diocesana che, con un budget di 62mila euro per gli aiuti economici, ha sostenuto lo scorso anno 947 famiglie (2.420 persone), il 18% in più rispetto al 2008.
L’IMMAGINE riflessa nello specchio è sempre più drammatica e non è solo ‘straniera’. Gli italiani che hanno chiesto aiuto rappresentano il 43%, una grossa fetta aumentata del 13% rispetto al 2008 e dell’11 rispetto al 2007. E nelle prime settimane del 2010 (dal 7 gennaio al 5 febbraio) hanno già fatto la fila 350 persone. Il buio è sempre più fitto e molto spesso non basta un solo intervento: fra le 947 persone che hanno chiesto aiuto, 89 si sono ripresentate dopo oltre un anno (erano 56 nel 2008 e 21 nel 2007), segno di una situazione sempre pesante.
Chi bussa agli uffici di via IX Febbraio? «Sono sempre più numerosi i volti del ceto medio — spiega il vicedirettore della Caritas, Luca Gabbi — e sono anche volti giovani: il 33% delle persone che vengono da noi ha un’età compresa fra i 19 e i 35 anni. Sono precari che hanno perso il lavoro e purtroppo non sono nessuno: è un dramma, non si sta facendo abbastanza per le nuove generazioni. Dobbiamo partire dall’umiltà: il nostro territorio non è immune dalla povertà, per affrontare i casi occorre un’azione forte in collaborazione con l’Asp».
E occorre anche — avverte Gabbi — «una riflessione sulla povertà culturale: c’è gente che si indebita per andare in vacanza, chiede prestiti alle finanziarie e poi non riesce a uscire dal tunnel».
PER CHI BUSSA alla sua porta — disoccupati, donne sole con figli, anziani con la pensione minima, nuovi poveri — la Caritas paga affitti e bollette (le voci più presenti) e supera il concetto di assistenza investendo sul lavoro che è alla base del riscatto. Come? Facendo fronte alle spese per la patente di guida, per l’assicurazione, per l’acquisto di un furgone o della materia prima per la bancarella di un ambulante.
CON DUE centri di accoglienza, la Caritas si è occupata lo scorso anno anche di 155 persone senza fissa dimora (in particolare uomini di mezz’età per tre quarti italiani) che vagano da una città all’altra in cerca di un pasto e di un tetto.
«Da noi c’è la fila», dice Gabbi commentando i numeri complessivi dell’attività. E il vescovo Tommaso Ghirelli spiega il progetto per un’assistenza capillare che coinvolge le singole parrocchie. «La carità — ricorda Ghirelli — è essenziale nella vita del cristiano».
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