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Il sogno di Manca: «Voglio un autodromo

di MATTEO NACCARI
VUOLE un autodromo che «viva 300 giorni all’anno», batte con forza sul tasto della pulizia del centro storico, «perché se si lascia cadere il livello di ...
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5513.jpg 2010-07-28
di MATTEO NACCARI
VUOLE un autodromo che «viva 300 giorni all’anno», batte con forza sul tasto della pulizia del centro storico, «perché se si lascia cadere il livello di cura di una città, poi il senso di appartenenza si indebolisce», e nonostante «i pesanti tagli» del governo, che faranno «mancare in due anni quasi 6 milioni di euro», punta «a tenere alto il livello di qualità dei servizi pubblici». Il sindaco Daniele Manca — ospite a Bologna nella redazione de il Resto del Carlino — fa il punto sulla situazione di Imola alla vigilia della pausa agostana e in vista della ripartenza di settembre.
Sindaco Manca, il fallimento dell’Enzo e Dino Ferrari è stato sventato, ora la società andrà sotto controllo pubblico. Progetti?
«L’autodromo deve aprirsi di più, diventando parte del prodotto turistico di Imola. Alla motoristica si può affiancare tanto altro. Penso ai concerti, non va dimenticato che lì ci possono stare fino a centomila persone, a meeting, perché no a ristoranti e a un museo».
In pratica, cancelli sempre spalancati.
«Ora, quando non ci sono eventi, l’autodromo si può vedere solo fuori da un cancello. Ecco, va tutto organizzato in maniera diversa. Ad esempio, la tribuna deve poter essere visitata. E tra l’altro, anche nelle zone attorno alla struttura, già da questa estate, ci sono stati investimenti privati, nel Parco delle Acque minerali tutte le sere ci sono attività musicali sia per giovani che per meno giovani. Gli spazi vivono se sono vivi».
Saranno felici i residenti con tutti questi rumori...infatti le proteste non scarseggiano.
«Bisogna trovare il giusto equilibrio, senza ricorrere alle carte bollate. So bene che non siamo al Mugello, che l’autodromo è vicinissimo alle case, che ci sono scuole. Ci impegneremo per installare barriere antirumore, faremo in modo che siano rispettati gli orari di silenzio, chiederemo che nei giorni dedicati alle prove su moto e auto siano installati i silenziatori».
Lei sta disegnando un piano industriale. E’ sicuro che un Comune da solo riesca a mandare avanti l’attività? Si tratta di un settore complicato, occorrono professionalità preparate.
«Intanto c’è un punto fermo, il direttore Walter Sciacca. Servono un piano di sviluppo commerciale e pochi nomi al posto giusto. D’altra parte è come gestire una Fiera: si affittano e si gestiscono gli spazi. L’importante, in questa vicenda, era sistemare la società e metterla nelle condizioni di operare al meglio».
Non senza sacrifici per le casse pubbliche.
«E’ vero, sono stati spesi 3,5 milioni di euro per acquistare i crediti. Ma è un investimento che credo possa essere remunerato. Siamo in un periodo di crisi economica, però bisogna anche guardare avanti, non si può rimanere fermi».
Basta privati? I francesi di Gl Events, azionisti della Fiera di Bologna, hanno sempre avuto lo sguardo su di voi?
«E perché dire stop? Si possono creare, ad esempio, società ad hoc per organizzare eventi particolari. L’obiettivo principale è mantenere sana la società di gestione, questa è una soluzione per metterla al riparo nel caso alcune cose vadano male. Può succedere».
Non vorrebbe il ritorno della Formula Uno?
«Ora è una fortuna non averla. E’ tutta organizzata in funzione delle televisioni. Che senso avrebbe avere un appuntamento che costa ad esempio 16 milioni di euro per poi avere entrate solo per 3 o 4 milioni? Da altre parti sono gli Stati che pagano. Adesso c’è una strettoia che si chiama Bernie Ecclestone, se cambiano le condizioni secondo me c’è margine per recuperare il Gran premio».
Insomma, si sta alla finestra.
«Sì, ma con una gestione sana, pronta a cogliere le opportunità. Comunque l’importante sarà trovare il mix tra le grandi iniziative, come la Superbike, e le piccole attività: si incassa molto dall’affitto della pista».
Lei ha parlato di turismo, di città d’arte. Tramite Area Blu, la realtà che gestisce i parcheggi, investirete 250mila euro nella pulizia del centro storico: via la sporcizia, graffiti dai muri compresi.
«Ripeto: se si lasciano cadere i livelli di manutenzione, il senso di appartenenza si indebolisce. E’ importante questa operazione».
Manca, a Bologna, Legacoop e Cgil hanno contestato il Comune nella sua azione anti degrado: ‘Non occupatevi dei graffiti, ma della crisi’, il succo della loro posizione.
«Le due cose non si escludono. Ricordo che Area Blu è stata creata per realizzare nuovi parcheggi investendo i ricavi della sosta. E’ giusto che si occupi del centro con sue risorse. Tra l’altro, pur nelle difficoltà, investiremo un milione di euro per chiudere le buche nelle strade. Poi, sulle grandi opere, come per la quarta corsia dell’autostrada tra Castel San Pietro e lo svincolo di Ravenna, è necessario l’intervento di altri, dello Stato».
Quello Stato che vi taglia i trasferimenti.
«In due anni, su un bilancio di 60 milioni di euro, ne perderemo quasi 6. In pratica, con questa manovra del governo, se n’è andata tutta la quota che avevamo per l’Ici prima casa».
E’ dura?
«E’ dura, perché non vogliamo abbassare il livello dei servizi. La loro qualità abbinata alla cura della città sono il terreno fondamentale per chiedere controllo sociale e partecipazione ai cittadini. Bambini e anziani sono al primo posto. Le liste d’attesa nei nidi sono praticamente azzerate».
Far quadrare i conti non sarà semplice.
«Abbiamo avviato una riforma delle tariffe per introdurre maggiore equità e progressività, con l’intento di rendere sempre di più le rette dei servizi proporzionali ai redditi, facendo pagare un po’ di più a chi può permetterselo e andando incontro a chi è in difficoltà a causa della crisi economica. Inoltre, noi abbiamo una bassissima pressione fiscale. A Bologna l’Irpef è allo 0,7 per cento, da noi allo 0,2. Ecco, bisogna lavorare su una migliore gestione di alcune attività».
Un esempio?
«La società creata ad hoc per vendere il nostro patrimonio immobiliare, in decadenza e inutilizzato. E non è un’operazione facile, perché attorno c’è tutta una strategia da definire nei dettagli. Gli immobili vanno venduti pensando contemporaneamente a una possibile modifica della destinazione urbanistica per valorizzarli. Gli incassi serviranno poi per ridurre i debiti o estinguere mutui».

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