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«Chi coltiva cannabis

di CRISTINA DEGLIESPOSTI
«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico». Così il dirigente capo del commissariato di Polizia di Imola, Angelo Greco, definisce il recent...
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5283.jpg 2010-09-03
di CRISTINA DEGLIESPOSTI
«NESSUN boom, è un fenomeno assolutamente fisiologico». Così il dirigente capo del commissariato di Polizia di Imola, Angelo Greco, definisce il recente ritrovamento di diverse piantagioni domestiche di cannabis. Sono stati cinque, in poco più di un mese dalla fine di luglio, i sequestri messi a segno da polizia e carabinieri tra Imola e il circondario. Casi molto diversi tra loro, sia per quantità che per l’età dei cittadini coinvolti, ma tutti accomunati dall’illecito pollice verde di questi coltivatori ‘a chilometro zero’.
Commissario Greco, questo concentrarsi di episodi non pare stupirla o sbaglio?
«No, non si tratta di numeri anomali per le forze dell’ordine. La cannabis coltivata all’aperto ha un ciclo vegetale che va da marzo a ottobre. E’ normale quindi che questi avvengano quindi nel periodo primaverile ed estivo».
Quindi d’inverno tutto tranquillo?
«Ovviamente no. Chi allestisce serre con lampade è in grado di arrivare anche a una seconda ‘fioritura’ in un anno. Il clima della nostra zona però non è adatto a far sopravvivere le piante all’aperto d’inverno. Sono specie che soffrono molto il freddo, hanno bisogno di una grande esposizione alla luce e una giusta irrigazione non in acqua stagnante. Per questo nell’Imolese non si trovano grandi piantagioni. I quantitativi che recuperiamo di anno in anno variano: dai 7 ai 12 chili totali, intendo di prodotto già lavorato».
Di quali numeri parliamo se ci riferiamo alle ‘grandi’ piantagioni?
«Fino a un centinaio di piante intendiamo coltivazioni di piccole e medie dimensioni. Bisogna considerare che ogni pianta non dà grossi quantitativi di sostanza utile una volta essiccata. Poi dipende dalla loro dimensione e dalle infiorescenze, ma piante sotto i 40 centimetri non sono ‘buone’».
Come consideriamo le coltivazioni illegali che vengono scoperte dalle forze dell’ordine nella nostra zona?
«Il più delle volte si tratta di poche piante, una dozzina al massimo, usate per uso personale o ristretto a una cerchia di intimi. La cannabis è la droga più usata in Italia: i dati nazionali parlano di 28 milioni di cittadini che una volta nella vita l’hanno provata».
Allora chi è il coltivatore tipo?
«E’ soprattutto il giovane tra i 20 e i 30 anni che ha il ‘gusto’ di produrre da sè la sostanza che consuma. Rivenderla lo espone a un rischio doppio: di averla prodotta e spacciata. Ormai per strada chiunque ha la possibilità di acquistare una ‘canna’ con 5 o 10 euro. Infatti oltre l’85% della cannabis che circola nel circondario è stata prodotta fuori zona».
Qual è il Paese maggior produttore?
«La cannabis comprende diversi tipi di droga: marijuana, canapa indiana, hashish. Per quest’ultimo il Marocco è il produttore leader a livello mondiale viste le favorevoli condizioni climatiche, seguito dall’Olanda. Negli anni Novanta c’è stata una sorta di connubio tra i due Paesi: le migliori sementi olandesi sono state impiantate nel reef marocchino. Lì ne è nata una qualità con oltre il 20% di principio attivo, il Thc (tetraidrocannabinolo, ndr). Droga con il 6-7% di Thc è già molto buona».
Cosa implica una concentrazione al 20%?
«Che con la stessa quantità prodotta posso procedere a diversi ‘tagli’. Non solo con tabacco, ma con erbe varie. In Marocco anche con il prezzemolo. Se invece fumo uno spinello ‘tradizionale’ con quelle concentrazioni gli effetti sono devastanti soprattutto negli adolescenti. Manie psicotiche, danni cerebrali permanenti e gli ultimi studi confermano che si creano dei problemi gravi anche nella prole».
Qual è il tipo di droga che circola maggiormente nell’Imolese?
«Cannabis e cocaina, che però hanno ‘pubblici’ molto diversi. Per la cocaina serve una disponibilità economica maggiore per cui non è diffusa tra i giovanissimi. Dai nostri sequestri emergono quantitativi bassi di anfetamine ed ecstasy. L’Imolese è, soprattutto per la cocaina, una zona di passaggio verso la Riviera dove c’è un grande mercato d’estate».
Ci sono nazionalità maggiormente coinvolte di altre?
«Difficile dirlo. Lungo tutta la filiera della cocaina gli Italiani coinvolti e gli arresti che facciamo sono quattro volte superiori a quelli degli stranieri. Anche nell’ultimo più grande sequestro di hashish — 18 chili — c’erano tre Italiani e due Marocchini».

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