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di CRISTINA DEGLIESPOSTI NON c’è alternativa di fronte ai danni del ...

di CRISTINA DEGLIESPOSTI
NON c’è alternativa di fronte ai danni del ‘bombardamento’ di grandine: il Comune chiederà che venga riconosciuto lo stato di calamità natura...
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2010-09-07
di CRISTINA DEGLIESPOSTI
NON c’è alternativa di fronte ai danni del ‘bombardamento’ di grandine: il Comune chiederà che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale. Lo hanno fatto sapere ieri gli assessori all’Urbanistica e alle Attività produttive Andrea Bondi e Monica Campagnoli, che ora chiedono a tutti, privati e aziende, di documentare i danni. «Una volta composto il quadro — spiegano — attiveremo le procedure per la richiesta da inviare a Protezione civile regionale e Governo».
IERI è stata la giornata dedicata ai primi sopralluoghi dopo la bufera che si è abbattuta domenica, intorno alle 16,30. Un inferno durato meno di mezz’ora, ma con chicchi di grandine grandi come uova che hanno provocato danni e distruzione nelle zone di Sasso Morelli, Bubano, Mordano, San Prospero, Sesto Imolese, Giardino e Castel Guelfo. I più colpiti sono i produttori agricoli — vinicoli in testa —, ma pure le aziende della zona industriale, investita in pieno dalla bufera, sono state devastate: tetti divelti, vetri spaccati e auto da rottamare.
«I DANNI sono ingentissimi — dice Gaetano Di Gioia, presidente della Micro-Vett, azienda leader nel settore delle auto elettriche —. Oltre ai vetri rotti dello stabilimento, 150 nostri mezzi elettrici sono stati irrimediabilmente danneggiati. Alcune erano in pronta consegna, altre in lavorazione — spiega —, ma non credo siano recuperabili. Temo che vista l’eccezionalità della grandinata, difficilmente potremo avere un rimborso totale dalle assicurazioni». Come per la Micro-Vett, il maltempo non ha risparmiato nemmeno i colossi Cefla, Cti (salvo per il campo di pannelli solari gestito dalla coop) e 3elle. Quest’ultima ha dovuto bloccare l’attività dello stabilimento 4 (ex Ceci), dove i magazzini e parte degli uffici sono inutilizzabili: i lucernai dei soffitti dei capannoni sono stati sfondati. La produzione e la consegna sono fermi, e i lavoratori in attesa della ripresa dell’attività stimata entro la settimana. Unindustria ha inviato agli associati questionari per ‘fotografare’ la portata dei danni, stimati in diversi milioni di euro.
AL MOMENTO non c’è alcun dato certo, ma il consigliere comunale del Pd Maurizio Barelli ha chiesto la convocazione di una commissione ad hoc per ascoltare il resoconto delle associazioni delle imprese Carapia (Pdl) ha presentato invece un’interrogazione in consiglio comunale per conoscere i dati. Intanto la Cna ha aperto uno sportello informativo e un numero di telefono dedicato (0542.632611). Nel settore agricolo è unanime l’analisi di Coldiretti e Fedagri-Confcooperative: domenica è stato un disastro.
«LA SITUAZIONE è grave per le vigne, vista la vigilia della vendemmia, e i frutteti ancora in fase di produzione», spiega Giovanni Bettini, presidente Fedagri Emilia-Romagna secondo cui le prime stime della cantina Cavim parlano di un possibile calo di 70-80mila quintali di uva, pari a un terzo del totale. «Una grandinata terrificante, si parla di danni del cento per cento per alcune aziende — dice Antonio Ferro, presidente di Coldiretti Bologna, che nota come le ripercussioni di quanto accaduto non si limiteranno al 2010 —. Quei chicchi di grandine grandi come albicocche hanno intaccato la corteccia degli alberi che non riusciranno a cicatrizzare abbastanza in fretta. Di questo disastro risentirà anche il raccolto dell’anno prossimo».
PER la comunicazione dei danni le imprese devono fare riferimento all’ufficio agricolo della Provincia in via Boccaccio 27 (0542 30851). Imprese e privati che vogliono subito procedere al ripristino dei danni possono farlo in via d’urgenza senza presentare richiesta di titolo edilizio o Dia. Documenti e descrizioni danni vanno presentati all’urp comunale (0542.602234, 0542.602308) o alla polizia municipale (0542 660311).

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