Imola, 3 ottobre 2017 - Tutti assolti con formula piena, perché il fatto non sussite. Si chiude così il procedimento che ha visto 4 medici dell’Ausl Romagna indagati per abuso d’ufficio in concorso nell’ambito del mancato trasferimento di una loro collega. L’inchiesta, che riguarda il periodo dal 30 ottobre 2009 all’8 ottobre 2013, si era innescata dall’esposto della dottoressa  che, già dal 2004, aveva chiesto il trasferimento interno dalle Cure Primarie di Faenza, dove lavorava fin dall’anno prima, a quelle di Ravenna, dove ora lavora. Tra i dirigenti coinvolti c’erano l’imolese Alberto Minardi, dal 2007 al 2013 direttore del distretto sanitario di Ravenna, Riccardo Varliero, direttore delle Cure Primarie di Ravenna, e due ex direttori generali di Area Vasta: il 67enne romano Andrea Des Dorides e il 58enne Tiziano Carradori. I quattro, in sostanza, erano accusati di aver «intenzionalmente» procurato un «ingiusto vantaggio patrimoniale» a tre giovani medici che, a turno, ricoprirono – proprio a Ravenna – un incarico in un progetto di ricerca che, secondo la Procura, si sarebbe potuto portare avanti «disponendo di risorse professionali interne». Come, per esempio, la dottoressa che aveva chiesto il trasferimento. Un impianto accusatorio che, però, non ha convinto il giudice.

«Il mio stato d’animo – commenta soddisfatto il dottor Minardi, oggi in forza all’Ausl di Imola – non è mai stato quello di una persona in ansia, di uno che ha sentito arrivare questo momento come una liberazione, la fine di un’angoscia, perché io sono sempre stato certo di non aver commesso alcun reato, ma di aver tenuto un comportamento di massimo rigore e finalizzato alla buona gestione della cosa pubblica. Abbiamo fatto tutto il necessario per garantire il funzionamento di entrambi i dipartimenti».

In sostanza, come spiega Minardi, trasferire la dottoressa da Faenza avrebbe messo in serie difficoltà il locale dipartimento con possibili ripercussioni anche sull’utenza. «In quel settore – spiega Minardi – sarebbe rimasta un’altra sola unità. Cosa sarebbe successo in caso di malattia o di ferie di quest’ultima? Avremmo dovuto mettere il cartello ‘chiuso per influenza’ o ‘chiuso per ferie’?».

Per Minardi, inoltre, non aveva senso legare la questione degli organici di medici strutturati (come la dottoressa in questione), con un bando di ‘ricercazione’ finanziato da Stato e Regione che «aveva come obiettivo quello di migliorare l’assistenza a malati cronici». «Un progetto apripista a Ravenna – conclude Minardi – con un bando che prevedeva un incarico a tempo determinato. Nessuno avrebbe impedito alla dottoressa di partecipare, ma avrebbe così perso il suo posto fisso».