Imola, 20 dicembre 2017– Un mese, almeno. Se non anche quaranta giorni. Tanto si è presa l’equipe dell’Anatomia patologica del Sant’Orsola per analizzare i campioni prelevati ieri dal cuore di Giacomo Chelli, 15 anni, allievo del Sanpaimola colto da un malore dopo l’allenamento, venerdì pomeriggio, a Ponticelli. Il giovane calciatore è morto domenica senza mai riprendersi e, in via preventiva, l’Ausl ha chiesto un accertamento sul cuore del ragazzino che giocava regolarmente a calcio da anni. Al momento non c’è alcuna inchiesta penale aperta, ieri però la famiglia ha partecipato alle operazioni con due periti di fiducia (Giulia Alampi, medico legale e Piero Sangiorgio, cardiologo). L’obiettivo è appurare l’esistenza di eventuali patologie o malformazioni sconosciute ai familiari, su un giovane che, praticando calcio da anni, veniva sottoposto a regolare visita sportiva. Un accertamento, tra l’altro, a tutela degli altri fratelli e degli operatori che hanno trattato il giovane nelle ore successive al malore.

In attesa dei risultati, nel frattempo sono stati accesi i riflettori sulla presenza del defibrillatore nell’impianto sportivo. A sollevare dubbi sulla dotazione del campo sono state alcune persone vicino alla famiglia: sul giovane è stato praticato il massaggio cardiaco (quindi senza defibrillare), fino all’arrivo dell’ambulanza e dell’automedico che hanno preso in carico il ragazzo. In prima battuta la società aveva respinto gli addebiti, sostenendo che i campi gestiti «sono equipaggiati di defibrillatori semiautomatici e che gli stessi sono stati registrati agli uffici di competenza». La norma prevede, infatti, l’obbligatorietà della presenza dell’apparecchio in ogni campo sportivo, così come di addetti in grado di utilizzarlo dopo apposito corso. Ma la norma rende anche obbligatorie queste prescrizioni solo nell’ambito di un contesto di gara.

«Siamo rimasti in costante contatto con dirigenti della società per tutto il weekend – afferma l’assessore allo Sport, Davide Tronconi –. E siamo sconvolti per la tragedia che ha colpito la famiglia del ragazzo». Quanto agli obblighi di legge, «per andare incontro alle società sportive, soprattutto quelle di piccole dimensioni, da anni abbiamo dotato, con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Imola, quasi tutti gli impianti sportivi di defibrillatori – spiega Tronconi –. Di recente, in consiglio, è stata approvata anche la convenzione con la Croce Rossa per l’accesso alla formazione dedicata all’uso dei defibrillatori e delle manovre di primo soccorso a prezzi contenuti». In capo al Comune, quindi, resta l’onere del controllo sulle società sportive sui criteri per la conduzione degli impianti di proprietà affidati in gestione, «non sulla presenza, ad esempio, di personale formato».