Imola, 14 febbraio 2018 – Messo per un momento da parte il contenzioso con l’ultimo gestore del locale, il Comune conferma la volontà di acquisire il terreno demaniale sul quale sorge il Riverside. E conta di chiudere la pratica entro l’inizio dell’estate. Prima però ci sono da pagare gli arretrati per l’area sul Lungofiume che l’ente di piazza Matteotti ha avuto a disposizione in questi anni, affittandola nel tempo ai vari assegnatari dell’ormai ex regno della movida imolese. Una somma, quella relativa al periodo 1999-2017 (ma la prima concessione per l’occupazione da parte del Comune risale agli anni ’80), che l’Agenzia del Demanio ha quantificato in 140.911,71 euro.

Gli sviluppi della vicenda che tanto ha fatto discutere in città nelle scorse settimane sono diversi. Il 23 gennaio, in una delle sue ultime delibere, la Giunta del sindaco Daniele Manca (all’epoca già dimissionario e assente da quella seduta) ha indicato la rotta. Una strada intrapresa, in realtà, ormai da anni, dal momento che nell’ambito del percorso volto a dare applicazione al cosiddetto ‘Federalismo demaniale’, l’amministrazione comunale ha già in passato manifestato interesse a vedersi attribuire numerose aree di proprietà statale poste in destra e sinistra del Santerno in ambito urbano.

Parliamo di una estensione complessiva di circa 37 ettari «di cui una parte attualmente permangono nella concreta disponibilità del Comune, dapprima in virtù di appositi atti di concessione e, in seguito, per effetto della nota del 16 aprile 1998 con la quale il Dipartimento del territorio – Ufficio di Bologna assentiva la concessione», mette nero su bianco la Giunta nella delibera dello scorso gennaio. Così, a fronte di una prima valutazione «non favorevole» all’istanza di attribuzione dell’area, tra cui appunto lo spazio in cui sorge l’ormai abbandonato Riverside, il Comune ha avanzato richiesta di riesame. Al fine di poter dare seguito a quella richiesta, è stato però necessario quantificare i debiti dell’amministrazione, che evidentemente in questi anni di occupazione – mentre incassava l’affitto dai vari gestori del locale – aveva dimenticato di fare i conti con lo Stato.

Bene, il 22 gennaio l’Agenzia del Demanio ha calcolato in poco meno di 141mila euro la somma che il Comune le deve «per aver avuto la disponibilità e l’uso delle aree ‘in virtù dell’asserita autorizzazione’ per il periodo dal 1 novembre 1999 sino al 31 dicembre 2017», si legge ancora nella delibera di Giunta. A questo punto, l’Amministrazione comunale ha confermato il proprio interesse a entrare in possesso dei beni dello Stato. E ha dato mandato alla società in house Area Blu di svolgere «ogni utile attività per il perfezionamento della procedura di acquisizione», «verificare i conteggi delle indennità dovute» e «richiedere la rateizzazione previo l’espletamento delle necessarie verifiche per il finanziamento della spesa e le relative coperture di bilancio». Il tutto, recita sempre la delibera di Giunta, «auspicando che il passaggio dei beni patrimoniali dello Stato al Comune si concluda nel termine di 120 giorni», calcolati a partire dal 23 gennaio.