Imola, 13 aprile 2017 - Da Sondrio a Messina, passando per Imola, Ravenna, Bologna, Ferrara. Sono 60 (al momento) e sparse in tutta Italia le aziende che sarebbero state truffate da un 49enne bolognese – L. C. le sue iniziali – residente a Casalfiumanese. L’uomo, arrestato ieri dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Bologna, si sarebbe finto un intermediario nella gestione dei rifiuti, guadagnando illecitamente 175mila euro, cifra peraltro mai dichiarata al fisco. Il 49enne, che ora si trova agli arresti domiciliari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, dovrà rispondere di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, tentata estorsione, truffa, falso documentale, evasione fiscale.

Le indagini, partite a dicembre in seguito alla segnalazione di un’azienda di Ancona, hanno consentito di fare luce su un’articolata attività criminale che sarebbe stata messa in piedi senza l’ausilio di complici. Per gli inquirenti, il modus operandi collaudato è semplice ed efficace. L’uomo, mediante un’accurata ricerca sul web, si procacciava le commesse, interagendo tramite via telematica con le aziende, prevalentemente tipografie. Si tratta infatti di attività che producono rifiuti metallici di pregio, come scarti di alluminio, che non generano costi per l’azienda, bensì un ritorno economico.

Così, una volta individuata l’impresa, prediligendo quelle autorizzate al trasporto dei rifiuti prodotti in modo da colmare le falle organizzative derivanti dall’inesistenza di una vera realtà imprenditoriale riconducibile al bolognese, questi si procurava falsamente, modificando documenti reperiti online, un’abilitazione all’esercizio dell’intermediazione nella gestione rifiuti, con la quale effettuava proposte altamente vantaggiose rispetto ai valori di mercato. Perfezionato l’accordo, il 49enne si appoggiava a ignari titolari di impianti di recupero dell’area colpita. Concluso il trasporto dei rifiuti, si faceva liquidare dall’impianto il corrispettivo dell’intera transazione. A questo punto, anziché trattenere la sola quota relativa alla mediazione (in ogni caso ottenuta indebitamente), si appropriava dell’intero ammontare. E spariva. Rendendosi irreperibile alle aziende produttrici dei rifiuti, che rimanevano così truffate.

Sotto la lente della procura, due anni di attività fraudolenta, messa in atto, secondo gli inquirenti, dall’’ufficio’ dell’abitazione di Casalfiumanese. L’uomo infatti non si sarebbe mai palesato di persona, né alle aziende che si procacciava su Internet né agli impianti di recupero. I quali, tra l’altro, avrebbero ricevuto un danno di immagine dall’attività criminale. «Gli impianti che si sono inconsapevolmente prestati per recuperare i rifiuti non perdono nulla dal punto di vista economico - dichiara il comandante del Noe di Bologna, Giuseppe Bennardo -. Tuttavia, le aziende produttrici di rifiuti possono pensare che anche loro fossero d’accordo». E uno di questi impianti si trova proprio a Imola. Sarebbe invece il gestore di un impianto lombardo a essere stato vittima di un tentativo di estorsione da parte del bolognese. La vittima, che aveva fiutato l’attività criminale, non avrebbe dato corso al pagamento dei rifiuti recuperati. Così, sarebbe stato pesantemente minacciato dal 49enne. C’è di più. I carabinieri effettuarono una prima perquisizione domiciliare a Casale a marzo, in seguito alla quale fu sequestrata la documentazione che ha consentito di ricostruire l’attività truffaldina. Ciò nonostante, l’uomo avrebbe continuato a delinquere.