Imola, 13 giugno 2017 - Comune che vai, fisco che trovi. E a Imola il peso complessivo delle politiche fiscali – statali e locali – per artigiani e piccole e medie imprese è del 54,8%, mentre a Castel San Pietro è di dieci punti in più (64,8%). Lo mette in luce Cna in una recente ricerca svolta su tutto il territorio nazionale, al fine di individuare il peso delle tasse esercitato sulle imprese. Lo studio, proposto annualmente, ha analizzato la situazione della tassazione in 120 capoluoghi di provincia e 15 città segnalate dall’associazione di categoria. Tra queste ci sono, per la prima volta, Imola e Castel San Pietro. Ecco i risultati: la città sul Santerno si colloca al quarto posto quanto al ‘total tax rate’ (54,8%), mentre il comune castellano è seduto sul 115° gradino (64,8%). Inoltre, il Centro studi di Cna ha calcolato anche il ‘tax free day’, cioè il giorno in cui l’imprenditore, dopo avere fatto i conti con il fisco, può finalmente cominciare a destinare i guadagni aziendali all’impresa e alla sua famiglia: a Imola quella data è rappresentata dal 18 luglio, a Castello dal 24 agosto.

L'osservatorio Cna sulla tassazione della piccola impresa prende a riferimento una tipica azienda italiana, ovvero una ditta individuale con quattro operai e un impiegato, 430mila euro di fatturato, 50mila euro di utili, un negozio e un laboratorio. Dallo studio emerge che la prima città è Trento, con una ‘total tax rate’ del 54,1%, seguono Gorizia (54,6%) e Cuneo (54,7%). La città di Bologna è penultima in graduatoria (72,1%). Va peggio solo Reggio Calabria, che chiude la classifica al 135esimo posto con il 73,4%. Il dato medio nazionale è del 64%, mentre il giorno in cui le aziende iniziano a lavorare per il loro guadagno è il 30 luglio. E nonostante Imola si collochi in alto nella graduatoria, il presidente Paolo Cavini sottolinea che «i nostri artigiani sono stremati. E l’aspetto più drammatico è il confronto con le capitali europee».

Londra infatti si piazza al primo posto con il 32,5%, seguono Varsavia con il 43,2% e Madrid con il 46,6%, mentre a Berlino la ‘total tax rate’ pesa il 66%, a Roma il 69,3% e a Parigi il 70,8%. Ma nella capitale francese «i servizi sono nettamente migliori rispetto a quelli romani», considera Cavini. La Cna avanza quindi diverse proposte, sia al governo che agli enti locali, per allentare la morsa del fisco sulle pmi. In primis, «rendere l’Imu sugli immobili strumentali per le imprese completamente deducibile dal reddito d’impresa – continua il presidente –, e trasformare le detrazioni relative alle spese per lavori edili in crediti d’imposta cedibili alle banche». Tra gli interventi proposti anche «l’agevolazione del passaggio generazionale, la riduzione del cuneo fiscale, la riforma del catasto».