Imola, 14 ottobre 2017 - Terzo settore, modello emiliano-romagnolo e ruolo delle fondazioni bancarie. Questi i principali temi al centro dell’incontro di ieri sera nella sala grande del Circolo Sersanti con l’economista Stefano Zamagni, appuntamento organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola attraverso il proprio Centro per lo sviluppo economico del territorio. Intervistato dal capocronista del Resto del Carlino di Bologna, Valerio Baroncini, Zamagni ha lanciato un avvertimento chiaro, centrando un tema - quello degli enti doppioni - sul quale in città si dibatte da tempo. Soprattutto in relazione ai contributi di Palazzo Sersanti. «Qui ci sono troppe associazioni di volontariato, è ora che si mettano insieme - ha affermato Zamagni -. E la Fondazione, quando si parla di erogazioni, deve dire spingere per unirle».

Prima, l’economista si era soffermato sulla recente riforma del Terzo settore. Un provvedimento giudicato «positivo e notevole» dal docente dell’Alma Mater e destinato, secondo quest’ultimo, a rilanciare un comparto composto da associazioni, volontariato, coop sociali e fondazioni, in grado di valere da solo quasi il 10 per cento del Pil italiano. A seguito dell’approvazione della riforma «si passerà da un modello Stato-mercato a un altro che include anche la società civile - ha spiegato Zamagni durante l’affollato incontro a Palazzo Sersanti -. E questa è una grande novità. Siamo abituati a ragionare in termini pubblico/privato, cambierà tutto».

L’economista ha parlato poi di quel sistema emiliano-romagnolo lodato da Papa Francesco durante la sua recente visita a Bologna. «Lui ha apprezzato la biodiversità economica di questa regione, che è una forma di democrazia - ha osservato Zamagni -. Se il potere economico fosse in mano a pochi, questi eserciterebbero potere politico. Qui è forte la presenza di capitale sociale, un capitale fatto di reti e relazioni fiduciarie che servono a stabilire ponti e non muri o barriere. Inoltre in questa regione la struttura produttiva del territorio ha privilegiato il pluralismo. E poi si sorride di più rispetto a Milano, gli emiliani-romagnoli non accettano il doverismo».

E guardando al ruolo delle fondazioni, «l’apertura della finanza sociale, la creazione della Fondazione Italia sociale e la diminuzione dei proventi che arriveranno dalle banche faranno sì che diminuiranno erogazioni - è la previsione di Zamagni -. E le fondazioni dovranno riposizionarsi. Avranno la grande funzione di farsi carico di quegli enti del terzo settore che non riusciranno più ad accedere alla finanza sociale, altrimenti rischiano di perdere di significato. Anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola dovrà trovare la sua metrica e misurare l’impatto sociale in una realtà come questa dimostrando la propria ragion d’essere».