Imola, 3 luglio 2015 - È Bruce Springsteen la leggenda che si sta cercando di portare a Imola nel 2016. Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts, ieri in Comune per presentare il concerto degli AC/DC, da oltre 15 anni organizza infatti gli show italiani del Boss.

E dopo aver trascinato in città la band australiana, guarda al futuro: «Con l’Autodromo abbiamo un accordo fino al 2017, rinnovabile, e potete immaginare quale artista stia pensando di portare qua», gongola in conferenza stampa.

E il nome è appunto quello del mitico cantante americano, 66 anni, che in Italia si è esibito l’ultima volta nel 2013 a Napoli, Padova, Milano e Roma.

Potrebbe tornare nel nostro Paese, al pari degli AC/DC («non sono giovincelli, ma loro fanno i grandi numeri»), per una data unica sul territorio nazionale.

Come nel caso della band di Brian Johnson e Angus Young, c’è da battere la concorrenza del capoluogo lombardo e della Capitale, e in questo senso il lavoro di Trotta è fondamentale.

Per capire la cifra del personaggio, basti pensare che è lui, attivo nel campo musicale dal 1979 («ricordo uno dei primi concerti a Imola con John Martyn, fu un fiasco colossale»), ad aver portato in Italia Kiss, Metallica, Bob Dylan, Guns N’Roses, Sex Pistols e Aerosmith. Solo per citarne alcuni.

Ma oggi è il profilo del Boss quello che meglio si sposerebbe con il progetto dell’Autodromo. Il concerto del 9 luglio è un banco di prova: una volta superato, Imola potrà ambire a Springsteen e a un altro superbig per il 2017. Cantare dal vivo successi come Born in the Usa, I’m on fire e Glory days, godersi il ritorno dei grandi eventi: «Festival o concerti unici? Non so, questo è uno spazio importante che può essere utilizzato in tanti modi – avverte Trotta – Ma comunque devono essere format che abbiano un senso».

Enrico Agnessi