Imola, 25 febbraio 2017 - L’ultima performance, registrata su un video di un minuto caricato ieri mattina in Rete, l’hanno realizzata a due passi dall’autodromo. E lo diciamo subito: non va assolutamente imitata. Per nessun motivo. Ponte di viale Dante: soggettiva di un ragazzo in t-shirt bianca che, munito di telecamera GoPro, con un salto sale sul muraglione. Qualche passo a destra, mettendo un piede dietro l’altro (la striscia di cemento a sua disposizione è sottilissima), ed ecco che nell’inquadratura compare un altro giovane. È letteralmente appeso con le mani a un lampione. E si dondola sospeso nel vuoto.

L’acqua del Santerno sotto i piedi. Con uno scatto di reni (e addominali) si tira su come una molla, scavalca il parapetto dal quale evidentemente era disceso poco prima e lascia spazio all’amico. Quest’ultimo, quello che oltre alla t-shirt bianca indossa anche l’occhio elettronico grazie al quale possiamo gustarci l’intera scena restando a bocca aperta, compie il percorso contrario: altalena sul lampione (a un certo punto si tiene solo con un braccio) e poi di nuovo via sul ponte. Un ‘cinque’ con il compare e tanti saluti.

Protagonisti dell’incredibile prova di urban climbing (arrampicata su strutture urbane) sono il romano Gianpaolo Vicini, 24 anni, e l’imolese ‘Elle’, 19. Di imprese come questa, e per quanto possa sembrare difficile da credere spesso sono state anche molto più difficili e pericolose, ne hanno compiute già tante in giro per l’Italia. Sul Santerno, invece, si sono immortalati mentre scalavano (con l’immancabile selfie una volta arrivati in cima) la torre di un vecchio acquedotto fuori città e, prima ancora, durante un blitz sul tetto dell’hotel Donatello, in Pedagna.

 

«Mi ritengo uno urban climber – racconta Gianpaolo, aka Jumpaolo (dall’inglese ‘salto’) –, ma piace ad entrambi anche fare cose ‘extreme’ che non richiedono arrampicata, come il video del ponte –. Paura? No, zero. La nostra preparazione atletica deriva da altre discipline: arrampicata, parkour, slackline. Più che altro è quella a livello mentale che è stato difficile allenare, partendo da posti bassi fino ad arrivare a quelli più alti». Sui social network sono, neanche a dirlo, seguitissimi. I loro video e le loro foto spopolano su Facebook, Instagram e YouTube. E il motivo per il quale compiono certe imprese, almeno ai loro occhi, è chiaro. «Per me lo urban climbing è avere una prospettiva diversa della città – rivela ancora il giovane –. È difficile spiegare cosa si prova: il panorama da un posto alto è qualcosa di unico».