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Macerata

LA STRADA DIVENTA OGGETTO DI STUDIO

Una tesi sui pericoli della 'Regina', ecco i miglioramenti

Carreggiata stretta, asfalto non drenante, visibilità scarsa e segnali inadeguati: dal 1999 al 2004 lungo i suoi 14,7 chilometri si sono verificati 218 incidenti. Servono banchine laterali, guard rail e punti luce, specie agli incroci

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La Strada provinciale Regina MACERATA, 24 febbario 2008 - LA PROVINCIALE 571, più nota come Strada Regina, è pericolosa: dal 1999 al 2004 lungo i suoi 14,7 chilometri si sono verificati 218 incidenti. La conferma arriva dalla tesi del maceratese Nicola Salaris (nella foto), laureatosi due mesi fa a Bologna in Ingegneria con uno studio su questa arteria, oggi al centro del vivace dibattito sulla Val Potenza. Nel suo elaborato “Road Safety Review-S.P.571 Macerata”, Salaris evidenzia le criticità della strada e propone anche gli interventi necessari — secondo modalità avanzate sperimentate negli Stati Uniti — per una sua messa in sicurezza.


Innanzitutto, si nota l’assenza di banchine in cui potersi fermare per motivi di emergenza, mentre la segnaletica verticale è insufficiente e, in alcuni tratti particolarmente pericolosi (incroci con rilevanti volumi di traffico, magari soggetti a condizioni di scarsa visibilità), del tutto assente. Altro problema è la mancanza in molti tratti (specie quello iniziale) del guard rail, aggravata dalla presenza di profondi fossi e di ostacoli ai margini della carreggiata.

SPESSO, inoltre, lungo i fossati, scavati per il deflusso delle acque fognarie ci sono strutture in cemento non protette, costruite per l’accesso alle fabbriche o alle abitazioni che si trovano lungo la strada.
Un’ulteriore insidia è rappresentata dal manto di asfalto che non è di tipo drenante. Un inconveniente che — in caso di maltempo e specie di notte — è fonte di due particolari pericoli: la ridotta visibilità indotta dall’effetto “spray” creato dai veicoli che precedono e che provengono dalla direzione opposta; e poi l’acquaplaning, fenomeno che rende inguidabile il veicolo facendolo “galleggiare” sullo strato d’acqua che si crea tra asfalto (in conglomerato bituminoso) e pneumatico. In alcuni incroci, poi, la visibilità risulta particolarmente ridotta con tutto quel che ne consegue. Va poi ricordato — aggiunge Nicola Salaris — che la Regina «è una strada di vecchia realizzazione che ha comportato un notevole sviluppo economico nei dintorni; per questo, oltre ad avere un ampio volume di traffico automobilistico, è percorsa da un’alta percentuale di mezzi pesanti in tutti i periodi dell’anno».

CHE FARE, dunque? Salaris ritiene necessario un asfalto di tipo drenante, barriere di sicurezza (per gli ostacoli non protetti), banchine laterali, nuove strutture di illuminazione in prossimità degli incroci e nuova segnaletica orizzontale e verticale con potere retro-riflettente. E’ inoltre indispensabile anche adeguare le parti terminali delle barriere, in modo che queste non si trasformino in trappole mortali in caso d’urto. Non meno importante l’installazione di rilevatori elettronici di velocità, considerato che le caraterristiche della strada inducono spesso a premere sull’acceleratore

di FRANCO VEROLI

 

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