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Macerata

LA LUNGA SCIA DI INCIDENTI

"Sicurezza nei cantieri? Corsi lampo e lavoro nero"

Una chiacchierata con alcuni operai maceratesi svela i retroscena del lavoro nei cantieri edili. C'è anche chi parte da Napoli alle tre di notte per arrivare alle 8 in cantiere e lavorare fino alle 5 di pomeriggio

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Un cantiere edile Macerata, 6 marzo 2008 - "Ho dei colleghi che partono da Napoli alle tre di notte, arrivano alle 8 in cantiere e lavorano fino alle 5 di pomeriggio con un’ora di pausa pranzo. Un calo d’attenzione è del tutto normale. Soprattutto d’estate, con il caldo che fa". Siamo in uno dei tanti cantieri edili del Maceratese.

 

Dopo aver chiacchierato con gli operai, verrebbe quasi da tirare un sospiro di sollievo. Raccontano di indumenti di sicurezza mai indossati (il casco in primis), di sub appalti completamente in nero, di pseudo corsi all’acqua di rose. C’è da stupirsi che da quei cantieri non giungano quotidiani 'bollettini di guerra'.

 

"Fino a qualche anno fa — racconta un operaio di 55 anni che lavora per la ricostruzione post sisma nel Maceratese — certi accorgimenti, come il casco, la mascherina, i guanti, le protezioni alle ginocchia, erano considerati poco più di un optional. Adesso qualcosa è cambiato, non posso negarlo. Ma non per tutti".

 

"Non è pensabile — ci dice un altro operaio, 53 anni, di cui 30 trascorsi nell’edilizia —, come la legge prescrive, indossare il casco per tutto il tempo in cui si è nel cantiere, cioè per otto ore al giorno: è scomodo, pesante, dà persino problemi di cervicale. L’azienda ce li dà, certo, ma poi siamo noi a decidere quando indossarli. E a meno che uno non debba fare particolari lavori, come salire su un ponteggio o gestire dei carichi, il casco non serve".

 

E che dice il responsabile della sicurezza, che è l’incaricato all’attuazione e supervisione delle norme? Uno ci risponde che "c’è una certa elasticità". L’altro. invece... "E’ lui — dice — il primo ad entrare in cantiere senza il casco. Non è nemmeno colpa sua: l’azienda ha incaricato la persona meno esperta in materia di cantieri, ponteggi e parapetti. E poi cosa si può pretendere di imparare con appena due giorni di corso?"

 

Solo qualche dritta, probabilmente. "Come quelle che il giorno dopo quel 'responsabile' ha riferito a noi. Niente di più". E in effetti situazioni di rischio, a detta del nostro testimone, non sono mancate. Ma sono state tutte scampate per un pelo: "Si è sfiorata la morte più d’una volta, sempre per questione di... centimetri. Una volta è persino caduto l’intero carico della gru. Per fortuna sotto non c’era nessuno".

 

E poi, ovviamente, c’è tutto l’aspetto legato al 'nero'. "Per andare più velocemente, dato che comunque i lavori devono essere consegnati, si ricorre a subappalti in nero, o a orari di lavoro più lunghi del normale. O a turni sotto la pioggia".

 

Molta della responsabilità va però agli operai, oltre che agli imprenditori: "C’è superficialità da tutte e due le parti, e nonostante tutto quello che si sente dire ogni giorno, si continua a sottovalutare la pericolosità del proprio lavoro".

Benedetta Iacomucci










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