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TOLENTINO

Saviano agli studenti: "Tenetevi stretta l'anima"

L'autore di Gomorra, il libro che racconta come si possa riuscire a non cedere alla camorra, ha parlato agli studenti dell’istituto di istruzione superiore Filelfo di Tolentino. "Non sono una mosca bianca, tanti lottano come faccio io"

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lo scrittore roberto saviano Tolentino, 17 marzo 2008 - "Non cedete mai la vostra anima. Fate come Valarm Salamov, scrittore russo, che nei gulag non cedette alla richiesta di consegnare la sua anima al regime".

 

Questo il messaggio di Roberto Saviano, autore di Gomorra, il suo primo libro, un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Saviano è stato ospite dell’assemblea organizzata ieri mattina, all’auditorium San Giacomo, dagli studenti dell’istituto di istruzione superiore Filelfo di Tolentino.

 

Nato nel 1979, Saviano è un napoletano che non ha venduto la sua anima alla camorra, pur vivendoci in mezzo nel Quartiere Spagnolo, dove è nato e cresciuto. La rabbia per le tante morti innocenti, per lo sprezzo con cui la camorra colpisce, stringe le sue spirali, annienta persino la dignità umana, è diventata per lui forza di chiara ed aperta denuncia. Nasce anche dalla rabbia, Gomorra.

 

"Stampato all’inizio in cinquemila copie — racconta Saviano ai ragazzi del Filelfo — è arrivato ad un milione di copie. Un libro letto tramite il passaparola, che quando è arrivato a centomila copie vendute ha dato fastidio ai boss. Non è la parola scritta ad avere la sua forza. E’ quella letta, quella capace di comunicare un messaggio, che scatena reazioni".

 

Saviano ha raccontato dei tanti omicidi efferati della camorra, che in ogni delitto lascia una traccia di sé, un segno distintivo: quello dei grandi traffici, della cocaina o dell’immondizia, che oggi affoga Napoli. Una sporcizia che nasce da anni di dominio camorristico, in cui da tutta l’Italia si è sversato di tutto in Campania, dai fanghi industriali, agli scheletri umani, ai rifiuti tossici. Una regione che non può e non deve essere lasciata sola, ora che la spazzatura la strangola, non certo per cattivo costume dei napoletani.

 

"E la politca dov’è?", ha chiesto con forza un ragazzo dell’assemblea studentesca. "La politica — ha risposto Saviano — non si occupa delle associazioni mafiose, perché non vuole rischiare di accorgersi che nelle fila di ogni partito ci può essere qualcuno che sia connivente".

 

Se anche la politica gira la testa, se è difficile trovare una speranza di fronte alla curiosità e al gusto cinico per la morte evocati dalla camorra nei ragazzini che vivono nei quartieri dominati dal 'sistema', Saviano lotta, e non contro i mulini a vento. Non può credere che aver stravolto la sua vita e quella dei suoi cari per aver scritto un libro fatto di verità fino ad oggi semitaciute, non abbia un senso profondo.

 

"Non sono una mosca bianca, tanti lottano contro la camorra come faccio io", ha detto al termine del dibattito con i giovani del Filelfo. La consapevolezza di non essere soli dà a volte una forza straordinaria che sembra eroica, ma che è fatta di tante azioni quotidiane: scrivere un libro, leggerlo, credere e far credere che l’anima non si vende. "E che il potere non è affiliarsi a un clan e morire come muore un uomo vero: ammazzato".

Fabiola Caporalini

 

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