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L'OMAGGIO

Camerino ricorda i carabinieri che morirono a Portajano

Una forte partecipazione ha accompagnato il ricordo dei due carabinieri, trucidati, 20 anni fa, dal pugnale del pittore Carlo Ceresani (ucciso a sua volta da un colpo di mitraglietta), scoperto mentre si avviava a compiere un furto

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l'omaggio di Camerino Camerino, 30 marzo 2008 - Una forte partecipazione ha accompagnato ieri il ricordo dei due carabinieri di ventidue anni, trucidati, venti anni fa, dal pugnale del pittore Carlo Ceresani (ucciso a sua volta da un colpo di mitraglietta), scoperto mentre si avviava a compiere un furto nella villa Filippi a Portajano. "Giovanni Corinto Liberto e Donato Chiarelli sono stati eroi silenziosi — ha detto il generale di Brigata Luigi Curatoli —, ma non meno fulgidi di altri. Essi si sono immolati generosamente come solo i migliori sanno fare, per i valori in cui credevano fermamente: la sicurezza dei cittadini". "La loro esistenza — ha quindi aggiunto il comandante della Regione Carabinieri Marche —, proprio mentre veniva stroncata dalla furia omicida, si sublimava, sopravvivendo alle spoglie umane per entrare, con ogni onore, nella storia della comunità di Camerino e dell’Arma dei Carabinieri".

La cerimonia ha avuto inizio alle 8,30. Le autorità si sono portate sul luogo dell’aggressione e, all’ingresso del viale, è stato scoperto un cippo con le foto dei due giovani e la dicitura «Fermati viandante. Il destino non risparmia i buoni», che richiama una epigrafe latina. Quindi in cattedrale, cerimonia religiosa presieduta dall’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro. Nel cortile della palma del municipio, è seguita la cerimonia commemorativa con il saluto del sindaco Enzo Fanelli, l’allocuzione del generale Tito Baldo Honorati, presidente regionale dell’Associazione nazionale Carabinieri, di Vittorio Piscitelli, Prefetto di Macerata, del generale Curatoli.

"La memoria dei camerinesi — ha affermato Fanelli — non potrà che essere imperitura". A testimoniare questo impegno subito dopo è stata scoperta, nell’atrio del palazzo comunale, la lapide che reca il testo della motivazione con la quale la presidenza della Repubblica conferì, il 30 maggio 1989, ai due militari la medaglia d’argento al valor civile. A conclusione, presso il teatro «Marchetti», alla presenza dei parenti, giunti da Loreto Aprutino e Acquaviva delle Fonti, sono stati rievocati gli avvenimenti del 29 marzo 1988, riproposti anche in un libro e un dvd realizzati per l’occasione.

 

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