Il gruppo di ragazzini stava mettendo a ferro la città. Tutti sono stati denunciati per devastazione, tre di loro anche per furto aggravato ed uno per l’incendio alla stazione ferroviaria. Nel loro ambiente erano temuti e rispettati e lasciare la firma sul luogo del reato, li rendeva riconoscibili
San Severino, 18 aprile 2008 - Sgominatala banda che teneva sotto assedio San Severino. Non vandali qualunque o bulli di quartiere, ma una vera e propria gang organizzata, con tanto di nome, The Criminals, una firma da lasciare in calce alle loro frequenti e serrate scorribande per le strade, in luoghi pubblici ed esercizi commerciali di San Severino. Ora la banda di bulli è finita nei guai.
Ci hanno pensato gli uomini della stazione, diretta dal maresciallo Pierluigi Lupo, a scovarli e a mettere fine alle loro imprese criminali, dopo 4 mesi di intense indagini. Un manipolo di ragazzini, per lo più minorenni, da gennaio, stava mettendo a ferro e fuoco la città, tanto da preoccupare perfino i vertici dell’amministrazione comunale.
Gli uomini del comandante Eugenio Nicola Stangarone stavano alle costole della baby gang e, una volta identificati, li hanno denunciati con un capo d’accusa di particolare gravità. Sono stati tutti deferiti all’autorità giudiziaria per devastazione in concorso.
Tre di loro anche per furto aggravato ed uno per l’incendio alla stazione ferroviaria, episodio nel quale la banda diede fuoco ad un cestino dei rifiuti, provocando enormi danni alla sala d’attesa. I presunti colpevoli di una sfilza enorme di reati sono tutti studenti di buona famiglia e un solo operaio, l’unico a non risiedere a San Severino, ma nella vicina Pollenza.
Nei guai dunque M.R. 20 anni, S.T. 19, A.F. 17, L.B., diciottenne leader della banda, V.V. 17 anni, N.G. 16, A.V. 17. Nel giro di pochi mesi hanno creato il panico a San Severino. A febbraio hanno dato fuoco alla stazione ferroviaria. Nella notte del 9 marzo hanno preso a mattonate e distrutto 4 vetture in via del Vallato, provocando 15mila euro di danni. Il 30 marzo hanno sfondato la porta di un bar in zona Castello, distruggendo interamente il locale e rubando tre spade, antichi cimeli, su cui hanno anche compiuto una sorta di rudimentale giuramento.
Nella stessa notte hanno sfondato i vetri del vicino museo archeologico e divelto l’impalcatura allestita per lavori di restauro. Poi hanno preso di mira due automobili modello Fiat Panda, parcheggiate vicino alla locale Asur, squarciandone gli pneumatici. In un’autocarrozzeria di Taccoli hanno invece sfondato i tetti delle auto e la vetrata dell’officina. Danni per 40mila euro. In una sola notte. Il 7 aprile scorso è toccato al discount Dico, dove hanno tentato di srotolare una lancia antincendio per allagare i locali, fortunatamente non riuscendo nell’intento.
Un fenomeno quello delle bande socialmente molto complesso e articolato, coperto dall’omertà e dalla complicità e che non ci si aspetterebbe di trovare in una piccola città di provincia. Invece accade che giovanissimi si identifichino con modelli errati e, non solo compiano atti criminali, ma cerchino anche l’emulazione. E’ quello che facevano The Criminals, che, con le loro scorribande, si costruivano, agli occhi di altri coetanei, una personalità da imitare.
Nel loro ambiente erano temuti e rispettati e lasciare la firma, con lo spray o un pennarello nero sul luogo del reato, li rendeva riconoscibili e faceva crescere l’ammirazione da parte di altri adolescenti settempedani. Una banda che, con il tam tam di un linguaggio violento, si andava organizzando e capillarizzando sul territorio, fino a quando ha incontrato sul suo cammino gli uomini del maresciallo Lupo.
Fabiola Caporalini
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