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LA STORIA

Primo espianto multiorgano all'ospedale di Civitanova

Una donna di 51 anni è arrivata in coma al nosocomio. I medici hanno fatto di tutto per salvarle le vita ma non ci sono riusciti. I familiari hanno acconsentito alla donazione: così le sono stati espiantati cuore, reni, fegato e polmoni

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intervento chirurgico Civitanova, 20 maggio 2008 - Una notte quasi insonne per il primo grande evento scientifico e umanitario di cui si rende protagonista l'ospedale di Civitanova: un espianto multiorgano praticato da tre equipe specializzate provenienti dal 'Niguarda' di Milano, dal 'San Matteo' di Pavia e dalla Clinica chirurgica del'Università di Padova.

 

I fatti. La settimana scorsa è giunta in coma da Tolentino all'ospedale di Civitanova, Emanuela Esposto Cesolari, 51 anni. Era stata colpita da una grave emorragia cerebrale e le speranze di salvarle la vita erano subito apparse ridottissime. I medici civitanovesi le hanno provano tutte, ma domenica, alle 13.40, il suo cervello ha cessato di funzionare.

 

Il marito, i figli e i genitori della donna, pur affranti dal dolore, con un gesto di grande generosità hanno autorizzato la donazione degli organi, e da quel momento sono scattati i preparativi per l'operazione-espianto. Il direttore sanitario Massimo Palazzo ha allertato il Collegio medico competente a svolgere l’accertamento della morte di Emanuela, composto, oltre allo stesso Palazzo, dal neurologo Riccardo Pennesi e dalla dott.ssa Venere Micieli, rianimatore, con il supporto della dott.ssa Manuela Crisoliti, tecnico di Neurofisiopatologia per le registrazioni elettroencefalografiche, in presenza del coordinatore locale per le attività di donazione degli organi, dott.ssa Anna Monaco, e del rianimatore in servizio, dott. Piero Torroni.

 

Attorno ad Emanuela, oltre ai medici, si sono alternati gli infermieri di rianimazione Nazzareno Fabbri, Giordano Garbuglia, Lucia Gismondi, Luigi Mataloni, Chiara Costantini e Ida Iosi, che vigilano notte e giorno. Dopo sei ore di osservazione, si è dato avvio alla procedura di espianto e di donazione degli organi: il cuore, il fegato, i reni e le cornee. Tutti i servizi dell'ospedale, dalla Cardiologia alla Radiologia, dal Laboratorio analisi al 'Trasfusionale' si sono allertati. Sono stati coinvolti i consulenti medici Decembrini, Vizzi e Lucciconi e il tecnico di radiologia Galasso.

 

E a questo punto è iniziato il lavoro delle tre equipe chirurgiche specializzate: quella della Cardiochirurgia del 'Niguarda' di Milano (per il prelievo di cuore), quella del 'San Matteo' di Pavia (per i polmoni, risultati però non idonei ad essere trapiantati a causa della lunga intubazione della defunta) e quella della Clinica chirurgica dell'Università di Padova (per il prelievo di fegato e reni).

 

In sala operatoria le luci si sono accese alle 23.30 di domenica. Alle 3.30 di ieri mattina gli organi erano in viaggio per Milano (cuore e un rene), Padova (fegato) e Ancona (per l’altro rene). Ad attenderli con ansia quattro persone: quel dono, per loro, significa tornare a vivere o migliorare la qualità di una vita fatta di sofferenze ed estenuanti terapie.

 

E’ un evento, per Civitanova. Ed è legittimo, quindi, l'entusiasmo di tutti gli operatori sanitari coinvolti: oltre a quelli sopra citati, ci sono anche la dott.ssa Nadia Mosca della Direzione ospedaliera, l'anestesista Emilio Giorgetti e tutto il personale del blocco operatorio e di Anestesia: i coordinatori Stefania Laici e Paolo Marinelli, gli infermieri Laura Cellini, Milena Cerolini, Mauro Orsili, Francesco Paniccià e Cinzia Valentini del blocco operatorio e Claudia Mengoni dell'Anestesia. Anche il personale non sanitario ha partecipato all'evento con grande coinvolgimento.

 

Una citazione particolare la meritano il personale del '118', il portiere Giuseppe Dispensa, rimasto in servizio fino al termine delle operazioni, ed il dirigente amministrativo Francesco Valentini, che lo ha permesso. Un ringraziamento particolare anche per il coordinatore Regionale dr. Duilio Testasecca che, nonostante la giornata festiva, ha raggiunto l'ospedale per dare il suo supporto alle attività, e alla dott.ssa Mirella Giangiacomi, dell'Anatomia patologica di Ancona, che è rimasta anche lei in ospedale per le necessità del caso.

 

Al di là di tutto "non c'è da dimenticare — sottolinea il dott. Palazzo — che gli operatori del Servizio sanitario non possono nulla se non ci sono atti di puro altruismo, di alto valore morale e di grande coraggio come quello di Emanuela Esposto Cesolari con il pieno consenso dei suoi familiari, ai quali vanno i nostri sentimenti di rispetto e di profonda gratitudine anche a nome degli ignoti pazienti che torneranno a sorridere grazie a loro".
 

Giuliano Forani

 

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