Gli agricoltori del basso bacino del Chienti sono in ginocchio. Da tre anni ormai non possono utilizzare l’acqua dei pozzi inquinati a scopo irriguo e se non piove in abbondanza gli effetti sull'agricoltura sono devastanti Commenta
Macerata, 21 maggio 2008 - "Siamo le vittime incolpevoli di una situazione provocata da altri. Siamo pronti a collaborare in ogni modo, ma chiediamo che il problema sia risolto una volta per tutte". Andrea Mei, di Civitanova, è uno dei tanti imprenditori agricoli (oltre una trentina) che operano nel basso bacino del Chienti, alle prese, da ormai tre anni, con il divieto di poter utilizzare l’acqua dei pozzi (inquinati da tricloroetano e percloroetilene) a scopo irriguo.
"Se piove in abbondanza, la situazione si regge — continua —. Ma se così non è gli effetti sulla nostra attività sono devastanti". L’azienda agricola Mei, circa 200 ettari, per lo più coltivati a pomodori, mais, ortaggi e colture foraggere destinati ai 240 capi di razza bovina marchigiana, è una di quelle che maggiormente sono state penalizzate dall’inquinamento delle falde del basso bacino del Chienti.
"Abbiamo tre pozzi che non possiamo utilizzare che ci garantivano 3mila litri d’acqua al minuto. Ora con il sistema di adduzione d’emergenza voluto dalla Provincia e dal Consorzio di Bonifica abbiamo 700 litri al minuto: meglio di niente, ma una quantità del tutto insufficiente alla bisogna. Le dirò di più: per abbeverare il bestiame siamo stati costretti ad allacciarci all’acquedotto, con un aggravio dei costi molto consistente".
Ma non basta. L’ordinanza sindacale con la quale è stato imposto il divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi è di circa tre anni fa. Ma è capitato che prima della linea di adduzione d’emergenza realizzata dal consorzio di bonifica, per far fronte a necessità inderogabili, gli imprenditori agricoli abbiano ugualmente attinto dai pozzi.
"Le analisi hanno dimostrato che non ci sono residui di sostanze inquinanti sui prodotti e, così, di fronte ad una situazione senza via d’uscita, abbiamo ugualmente utlizzato l’acqua dei pozzi che, paradossalmente, viene considerata buona per cucinare, ma non per irrigare". Ma la legge è legge. Così il Corpo Forestale dello Stato ha 'beccato' alcuni agricoltori ad usare un’acqua che non dovevano usare. "Non solo sono stato multato, ma devo anche subire un procedimento penale".
"Noi siamo animati da uno spirito positivo — dice l’imprenditore agricolo Dino Mosca, sempre di Civitanova —. Ma certo non possiamo far finta di niente. Quando il quadro si sarà definitivamente chiarito, faremo una stima dei danni, anche perché molti di noi si sono trovati nella difficoltà di far fronte alla produzione, a causa del mancato utilizzo dei pozzi, e di dover pagare mututi contratti per investimenti rilevanti. Qualcuno dovrà rispondere di quanto accaduto".
Franco Veroli
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