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Suore in piazza, il monito del vescovo

L’arcivescovo di Camerino, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, si dice "sereno" a proposito del gesto di protesta compiuto domenica scorsa a Roma dalle due ex suore di clausura del monastero di Santa Maria del Carmine

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Monache di clausura incatenate Camerino 10 giugno 2008 - "Evangelica comprensione per ogni sofferenza e attenzione dovuta alle esigenze di giustizia". Ma soprattutto, un’attenzione particolare "ai diritti primari di una intera comunità religiosa da troppo tempo costretta alla sofferenza e privata della necessaria serenità".

 

L’arcivescovo di Camerino, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, si dice "sereno" a proposito del gesto di protesta compiuto domenica scorsa a Roma dalle due ex suore di clausura del monastero di Santa Maria del Carmine, suor Carmela Lo Cantore e suor Teresa Izzi.

 

"Una serenità — spiega — che deriva dal fatto che tutta la questione è in mano agli organi competenti. Piuttosto, vorrei richiamare l’attenzione sulla vicenda umana delle altre consorelle, circondate da questo clamore poco rasserenante".

 

Una situazione difficile, in cui oltre al fastidio del chiacchiericcio, va ad aggiungersi un effettivo disagio economico, in parte dovuto proprio a certe operazioni finanziarie poco accorte, condotte dall’ex superiora suor Carmela, e sulle quali molti aspetti restano da chiarire. Senza considerare che le monache hanno tutte tra i 78 e gli 86 anni e vivono perlopiù della pensione.

 

Ma Monsignor Brugnaro non nasconde nemmeno le sue perplessità in merito al comportamento di suor Carmela e suor Teresa. "Perché si sono fatte vive proprio adesso, e non sei mesi fa quando il processo era lontano? E come possiamo immaginare che due anziane di 73 e 79 anni possano aver organizzato tutto da sole? Dicono di essere state cacciate, ma in realtà è stata offerta loro accoglienza in tre altri monasteri, che hanno sempre rifiutato. D’altronde la Santa Sede ha i suoi organismi di controllo, e le ispezioni avevano riscontrato irregolarità notevoli, su cui non si poteva soprassedere. Irregolarità che avevano creato insicurezza e dolore. Ma se avessero mostrato un altro atteggiamento — conclude il vescovo —, se avessero compreso le loro mancanze, avrebbero anche potuto tornare, perché non c’è nessuna pregiudiziale nei loro confronti. Però non bisogna dimenticare che resta sempre la motivazione forte della magistratura".

 

Il legale delle monache, intanto, si è detto "spiazzato" dall’iniziativa delle sue assistite ("non la condivido") e ha confidato: "Non immaginavo facessero sul serio. Gliel’avevo caldamente sconsigliato quando me ne avevano parlato. Sono in uno stato di prostrazione seria — conclude l’avvocato Luca Brezigar —. Credo che la loro protesta sia un modo per tornare a fare le suore, a riottenere una dignità che credono di aver perduto".

 

Benedetta Iacomucci










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