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IL CASO

Aste bluff con falsa avvocatessa: truffa da 5 milioni

Chiuse le indagini sulla falsa avvocatessa, con lei accusate altre undici persone. La Piccinno si sarebbe spacciata per avvocato e avrebbe convinto più di venti persone a darle la caparra per gli acquisti di case, marchi e gioielli

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La falsa avvocatessa Elisabetta Piccinno Macerata, 26 giugno 2008 - Una truffa da cinque milioni e 600mila euro con immobili, gioielli e macchine, e dodici persone indagate: così la procura dell’Aquila ha chiuso le indagini sulle aste bluff della falsa avvocatessa Elisabetta Piccinno. Il primo capo di accusa riguarda la truffa e l’esercizio abusivo della professione.

 

La Piccinno, con la complicità della segretaria Ivana Foglia, si sarebbe spacciata per avvocato e membro di una inesistente commissione per le aste fallimentari del tribunale; così avrebbe convinto più di venti persone a darle la caparra per gli acquisti di case e marchi (come Burberry). Fino al 2007 avrebbe anche trafficato con i gioielli: avrebbe convinto un’amica a darle i suoi preziosi per venderli, lasciandole un anticipo di 16mila euro, e così le avrebbe preso bracciali e collane per 132mila euro. La procura ha poi coinvolto il marito, Cristian Marchesini, il padre di lui e la madre della donna, che avrebbero permesso alla donna operazioni sui loro conti correnti alle Poste, in violazione delle leggi antiriciclaggio.

 

Indagati anche tre impiegati delle Poste, Cecilia Vecchi, Carlo Cherri e Fabio Coppari: avrebbero permesso alla Piccinno di fare le operazioni senza identificarla. Accusato di favoreggiamento Maurizio Moschella: le avrebbe tenuto 700mila euro, le avrebbe cancellato la memoria del computer e portato via i documenti dallo schedario.

 

Andrea Moschella e Sebastiana Di Stefano sono invece accusati di averle tenuto 300mila euro di gioielli di provenienza illecita. Infine Gianni Cammertoni è indagato per usurpazione di funzioni pubbliche: si sarebbe spacciato per carabiniere. Gli indagati, difesi tra gli altri dagli avvocati Bruno Mandrelli e Luca Pascucci, hanno 20 giorni di tempo per depositare memorie o chiedere di essere sentiti dalla magistratura aquilana. La Piccinno, da quando è esplosa la vicenda, è tornata dai genitori a Maglie.

Paola Pagnanelli










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