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IMMIGRAZIONE IN CRESCITA

Boom di cittadini macedoni, Macerata seconda in Italia

Secondo i dati resi noti dal presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli negli ultimi 15 anni (dal 1993 al 2007) in regione i residenti di origine straniera sono cresciuti del 819%. Le comunità più numerose sono quelle albanesi e rumene. A Corridonia il primato per i residenti pachistani

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immigrati2 Pesaro, 2 luglio 2008 - Un balzo in avanti dell'819%. Di tanto è cresciuta nelle Marche l'immigrazione negli utlimi 15 anni. I dati sono stati resi noti dal presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli nel corso di un convegno dal titolo 'Integrazione e inclusione' che si è svolto a Pesaro.

 

 Il convegno è stato un momento di confronto sull'evoluzione della società delle Marche, passata da terra di
emigrazione a terra di accoglienza. "Immigrazione come viaggio che impone di lasciare certezze, sicurezze,
affetti per trovarsi in un luogo dove tutto è estraneo" è la definizione che ha dato Bucciarelli, un approccio che "può rendere più semplice costruire l'integrazione".

 

Le Marche sono diventate una delle regioni più interessanti le dinamiche dei flussi migratori, come dimostrano i primi dati della ricerca svolta da gabriele Morettini dell'Univpm, con un'immigrazione diffusa sul territorio e sempre più orientata verso i distretti industriali.

 

Attualmente le comunità più numerose sono quelle albanesi e rumene, anche se cominciano ad emergere anche altri gruppi sociali come i macedoni che spiccano a Macerata. La provincia, infatti, è al secondo posto in Italia per la presenza di cittadini macedoni. In crescita anche i pachistani, con il primato di Corridonia con 500 residenti pachistani su 10mila abitanti.

 

Nel corso del convegno Bucciarelli ha inviato a riflettere sul fatto che "entrare a scuola con il dito sporco di inchiostro è una ferita che non si rimarginerà mai in un bambino e nei suoi compagni". L'immigrazione va vista invece come ricchezza, grazie ai due paesaggi che convivono nello "sguardo critico e creativo dello straniero", quello della terra lasciata e quello della terra di arrivo" ha sostenuto il professor Renato Novelli, docente del dipartimento di Scienze sociali della Politecnica. Uno sguardo che potrebbe fungere da "medicina cosmopolita' per la nostra societa".

 

Un compito fondamentale per far sì che la percezione dello straniero non diventi negativa spetta all'informazione, come ha riconosciuto Lella Mazzoli, direttore dell'Istituto di Comunicazione della facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino, secondo la quale "raramente vengono trasmessi messaggi positivi di integrazione". Un aspetto evidenziato anche da Gea Ducci (della stessa facoltà), nel suo contributo dedicato ai
percorsi di inclusione nella provincia di Pesaro Urbino.










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