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SANITA' SOTTO ACCUSA

Si opera al seno per un tumore
La protesi si rompe, chiede i danni

E’ quanto ha subito una 50enne dell’alto Maceratese, che ora chiede agli Ospedali riuniti di Ancona di risarcirle il danno causato

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Un medico Macerata, 4 luglio 2008 - Un trauma dopo un trauma. E’ quanto ha subito una donna dell’alto Maceratese, che ora chiede agli Ospedali riuniti di Ancona di risarcirle il danno causato. La via crucis della donna, una cinquantenne giovanile e piena di vita, inizia alcuni anni fa, quando le viene diagnosticato un tumore al seno. Dopo cure e tentativi, alla fine è costretta a farsi asportare entrambe le mammelle.

 

Una menomazione molto forte per lei, che le causa subito profonde difficoltà, e che in ogni momento le ricorda la malattia. Per riuscire a voltare pagina dopo questo periodo doloroso, decide di farsi impiantare delle protesi al silicone, che possano farle credere di essere tornata la stessa di prima. L’intervento viene eseguito nel marzo del 2002 all’Umberto I di Ancona. La paziente viene quindi dimessa, con la speranza di non avere più a che fare con camici e reparti per parecchio tempo.

 

Purtroppo le cose non vanno come dovrebbero. Dopo due anni, un nuovo choc: all’improvviso, una delle protesi si rompe, lasciando il seno come svuotato. La donna è addolorata e terrorizzata, non sa cosa sia successo, deve tornare in ospedale. Si scopre che il rivestimento si è completamente lacerato e che il silicone è uscito, infilandosi anche nel tessuto intercostale.

 

Il materiale tende a indurirsi, e la cinquantenne deve essere subito rioperata per togliere la sostanza. I medici le sostituiscono la protesi, e sono costretti a fare la stessa cosa anche all’altro seno, per evitare un’altra rottura e far sì che le mammelle restino simmetriche.

 

Per lei è un nuovo, inaspettato trauma, che le causa una forte depressione e le crea ulteriori malesseri nei confronti del suo corpo. Per questo ha deciso di fare causa all’azienda ospedaliera. In tribunale ad Ancona, davanti al giudice Bonivento, il perito ha già spiegato che la protesi si è rotta per un difetto di fabbricazione, del quale però sono responsabili anche i chirurghi che l’hanno utilizzata, come già avenuto ad esempio con le valvole cardiache.

 

La prossima udienza si terrà a settembre. La donna ha chiesto un risarcimento di 50 mila euro, anche se quantificare un danno esistenziale di questo tipo non è facile. Gli Ospedali Riuniti sono difesi dallo studio Scaloni.










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