I professori senza posto fisso erano centinaia all’Itas per le convocazioni dell’ufficio scolastico: "Ogni anno assunti e ogni anno licenziati, viviamo nell’incertezza". E i sindacati attaccano: "Arrivano altri tagli"
Macerata, 4 settembre 2008- Sposata, madre di due bambini (uno di 12 e uno di 5 anni), Maya Caterina Scheggia, di Corridonia, lascia per qualche istante l’aula magna dell’Itas dove, seduti, aspettano di conoscere la loro sorte tanti suoi colleghi: decine e decine di docenti precari. L’Ufficio scolastico provinciale ne ha convocati, tra venerdì e ieri, circa cinquecento: un esercito che, di anno in anno, naviga a vista. Una condizione riassumibile in tre fondamentali domande: "Riuscirò ad avere il lavoro? Se sì, dove, vicino o lontano da casa? In una o più scuole?".
"Sono qui per la nomina che non ho ancora preso", dice Maya , quattro abilitazioni all’insegnamento. "Sono una docente d’inglese, precaria da 11 anni. Ciò che più ti pesa in questa condizione, deleteria e triste, è l’incertezza. Se, poi, si riesce ad avere la nomina non mancano altri problemi. L’anno scorso ero un po’ al mare e un po’ in montagna: nel senso che la mia cattedra era divisa tra Civitanova e Cingoli, con tutte le difficoltà, i costi e le complicazioni che ne possono derivare". Finito l’anno scolastico, scatta il licenziamento. A settembre, poi, si ripete il rito della convocazione, con la speranza che ci sia qualche cattedra da occupare. "C’è un docente di educazione musicale che è al ventottesimo anno di precariato e un altro che è al ventisettesimo anno — sottolinea Giovanni Bonvecchi, segretario provinciale dello Snals — Persone attorno ai 53 - 55 anni. Andare in pensione da precari, purtroppo, rischia di non essere più un fatto eccezionale, ma ordinario".
Federico Belardinelli, di Macerata, docente precario di Educazione Fisica, ha appena ritirato la sua nomina per un anno di supplenza. "Anche quest’anno su due scuole — sorride — Ma qualche volta è andata peggio, visto che le scuole erano tre". Federico ha 45 anni, moglie e due figli a carico, insegna, da precario, da 17 anni. "Non è facile misurarsi con questa condizione e bisogna tenere conto anche della distanza della sede assegnata". Eh sì, perché i costi per coprirla non vengono certo rimborsati dallo Stato. "Uno Stato per cui sono a disposizione da quasi vent’anni" — si scalda Antonella Feliziani, tre abilitazioni, docente di diritto e psicologia, sposata, una figlia. "Da anni noi siamo letteralmente a disposizione dello Stato, che ci assume e licenzia a suo piacimento — continua — peraltro senza che ci venga riconosciuta la giusta retribuzione. Ogni anno, infatti, il nostro stipendio riparte da zero, senza che venga considerata l’anzianità di servizio".
Intanto dall’aula magna entra ed esce un uomo con una carrozzina, in attesa che la compagna sia chiamata, faccia la scelta sulle disponibilità e abbia la nomina. Qualcuno invoca il sostegno dei sindacalisti presenti per far valere le proprie ragioni, altri sconsolati, attendono seduti e stanchi, altri ancora hanno il fare rassegnato di chi sa che già avere la nomina è un bel successo. Per il futuro si vedrà. Anche se il futuro si annuncia assai fosco, visto che dal 2009 al 2012 saranno tagliati 610 posti.
Franco Veroli
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