Crolla il settore industriale, male trasporti e commercio, meglio artigianato e turismo. L’analisi dei responsabili delle associazioni di categoria
Macerata, 18 settembre 2008 - Industria in picchiata. I dati 2007 sul numero delle imprese industriali iscritte alla Camera di Commercio (forniti dal Ministero per lo sviluppo economico e diffusi dal Sole24Ore) indicano per la nostra provincia un vero e proprio crollo: un calo del 9,5% rispetto all’anno precedente (le imprese sono 4.071).
Anche la provincia di Ancona presenta un segno negativo, ma assai più modesto (-2,4%), come pure quella di Fermo (-1,4%). Indice positivo, invece, per le province di Ascoli Piceno (+2,6%) e Pesaro-Urbino (+2,7%). In calo il numero delle imprese anche nel settore dei trasporti e delle spedizioni, dove con 1.287 aziende, Macerara lascia per strada il 6,1%; in quello delle cooperative (-4,5%), del commercio (-2,8%), dell’agricoltura (–1,9%). Positivi, invece, i settori dell’artigianato (ma con la più bassa crescita delle Marche, +0,6%), del turismo (+0,3%, anche questo l’incremento più basso della regione), del credito (+2,6%), delle assicurazioni (+2,7%), servizi alle imprese (+3%) e altri settori (+ 2,4%). Questo il quadro che emerge da una prima sommaria lettura dei numeri che, in generale, indica la difficoltà della nostra provincia a ripensare il proprio sviluppo e a riposizionarsi sui mercati nazionale e internazionale.
Intanto spicca il dato sulle imprese agricole: sono 10.208, un numero molto alto rispetto a quello della altre province, nell’ambito del quale si annidano situazioni moderne e innovative accanto ad altre che, invece, esprimono grandi problemi nell’adeguarsi ai cambiamenti. Il dato sulle imprese industriali è senza dubbio pesante: nell’arco di un anno sono “morte” dieci imprese su cento. Senza dubbio il mercato sta fortemente “scremando” da alcuni anni la nostra realtà manifatturiera e, in particolare, il comparto calzaturiero; ed è anche vero che questo processo non è finito: non sono poche le imprese in difficoltà che potrebbero non farcela.
Va anche chiarito, però, che, sia pure timidamente, la riduzione del numero è da connettere anche processi di aggregazione industriale. La caduta nel settore dei trasporti va sicuramente inquadrata nella razionalizzazione del settore che sempre meno consente ai cosiddetti padroncini di muoversi da soli. Il discorso vale anche per il commercio, dove la grande distribuzione tende ad inghiottire (salvo situazioni del tutto particolari) i piccoli esercizi al dettaglio, ed anche per il settore cooperativo.
L’artigianato regge, è ancora un settore vitale, ma è spinto da attività nuove (per ora non molte) accanto alle quali ce ne sono altre tradizionali. Non solo: spesso si tratta di laboratori o ditte individuali che lavorano per un’impresa industriale (e questa è un’altra spiegazione del calo di queste ultime). Se poi si guarda all’incremento delle imprese nel settore del credito, delle assicurazioni e dei servizi alle imprese, ci si accorge che la nostra realtà ha comunque una sua dinamicità, e che si trova in mezzo al guado, tra vecchio e nuovo. Preoccupa, infine, la crescita modesta (+0,3%) del numero delle imprese nel settore turistico: nonostante le tante belle parole, evidentemente, non sono ancora tanti a scommettere su questo settore.
Le imprese in provincia sono 46.182: 11.630 artigianato, 10.677 commercio, 10.208 agricoltura, 4.071 industria, 3.632 servizi alle imprese, 2.021 turismo, 1.287 trasporti e spedizioni, 1.088 settori vari, 623 credito, 497 assicurazioni, 448 cooperative.
Franco Veroli
Al volume, che contribuisce alla riscoperta e alla valorizzazione dell’opera di Ricci, storico dell’arte a cui si deve tra l’altro il primo studio sistematico dedicato alla storia dell’arte delle Marche, è stato assegnato il premio per la sezione 'Cultura marchigiana'
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