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DOPO IL BLITZ DELL’ARPAM

Il fiume Chienti inquinato
La Coldiretti: "Punire i responsabili"

La Coldiretti Macerata: "Occorre accertare le eventuali responsabilità e punire chi ha inquinato, poiché non possiamo accettare che il territorio continui a subire danni a causa di comportamenti irresponsabili"

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Fiume Chienti inquinato Macerata, 15 ottobre 2008 - “Occorre accertare le eventuali responsabilità e punire chi ha inquinato, poiché non possiamo accettare che il territorio continui a subire danni a causa di comportamenti irresponsabili”. E’ il commento di Coldiretti Macerata al blitz effettuato da Arpam e Provincia, che hanno scoperto scarichi, tubi, fogne nascosti che sversavano nel fiume Chienti, da anni al centro di una complessa operazione di bonifica.

 

“Ci auguriamo che l’Agenzia accerti se quanto venuto alla luce grazie ai rilievi fotografici sia conforme alla legge e, nel caso non lo fosse, le autorità intervengano con la massima severità – spiega il presidente di Coldiretti Macerata, Luciano Fuselli -. Le imprese agricole subiscono ormai da anni le conseguenze delle colpe di altri, e mi pare incredibile che nonostante si lavori per la bonifica dell’area ci sia ancora qualcuno che scarica sostanze nel fiume".

 

Dopo la scoperta dello sversamento di acque reflue industriali, avvenuta qualche mese fa, Coldiretti Macerata aveva dichiarato l’intenzione di costituirsi parte civile.
“L’impresa agricole assicura una costante manutenzione del territorio, non solo per prevenire fenomeni di dissesto che si ripercuoterebbero sul’intera collettività, ma anche perché il territorio stesso rappresenta un fattore di sviluppo economico – sottolinea il direttore di Coldiretti Macerata, Gabriel Battistelli -. Nel caso del Chienti, lasciare spazio all’illegalità significa mettere a rischio un bacino ortofrutticolo di rilevanza regionale, ma anche diverse attività zootecniche e di vendita diretta”.

 

Una difesa del territorio che, secondo Coldiretti Macerata, è garantita anche nei casi di Pievebovigliana e Cingoli, dove le ipotesi di realizzare delle discariche rappresenterebbero il “de profundis” per le aree di qualità che si sono sviluppate in quelle zone.










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