La sentenza della commissione comunale sul grave episodio avvenuto a giugno non lascia spazio a dubbi: ci sono state carene e lacune
Tolentino, 28 novembre 2008 - La sentenza della commissione comunale straordinaria di inchiesta sul grave episodio di inquinamento dell’acquedotto comunale avvenuto lo scorso mese di giugno non lascia spazio a dubbi: ci sono state delle carenze, delle lacune e anche degli errori nella gestione dell’emergenza. La relazione è stata illustrata nel consiglio comunale di ieri sera. La discussione si è prolungata fino ad ora tarda. Potrebbe esserci stata anche una presa di posizione ufficiale nel richiedere le dimissioni del presidente e del cda dell’Assm.
''La ricostruzione della vicenda — scrivono nelle conclusioni della relazione i componenti della commissione, Alessia Pupo, Bruno Prugni, Carla Domizi, Francesco Massi, Donatella Pascucci — impone di affermare che ci troviamo di fronte ad uno dei casi più gravi di inquinamento alimentare riscontrato in Italia. Il problema è stato individuato in breve, ma la gestione successiva della crisi idrica è stata carente sotto molteplici punti di vista, con un evidente ritardo nella sospensione dell’erogazione dell’acqua e con nocumento degli utenti''. La commissione ha infatti accertato che i cittadini colpiti dall’inquinamento sono stati 106, con due ricoveri di cui uno in pediatria.
"L’Assm ha effettuato molteplici errori procedurali nell’omettere di avvertire con tempestività le autorità preposte al controllo degli alimenti e il sindaco — si legge nella relazione —. Il giudizio di potabilità delle acque deve essere dato solo dalle autorità sanitarie, non potendo il gestore arrogarsi tale diritto. L’Assm doveva effettuare fin dal primo intervento anche le dovute analisi batteriologiche, avvertire la autorità preposte e richiedere un provvedimento cautelativo nell’attesa dell’esito dei controlli. Stupisce poi che i vertici aziendali dichiarino che ‘nelle 24 ore l’acqua della rete idrica era buona’, poiché le analisi dell’Arpam e le tutele prescrittive dei giorni successivi imposte dall’Asur fanno ben comprendere che la situazione in essere non era stazionaria e nella norma”.
"Le stesse analisi chimiche effettuate dalla Assm il 6 giugno dovevano portare l’Azienda a prendere provvedimenti diversi poiché la presenza di acqua di pozzo nella rete idrica era indice di anomalia grave. Non vi è stata una informazione tempestiva e dettagliata nei confronti degli utenti. Emerge un difetto di comunicazione interna e una carenza a livello operativo e procedurale all’interno della Assm''.
Fabiola Caporalini
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