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INDAGINE

Giovani maceratesi allo specchio
Un incubo chiamato solitudine

E' la loro prima e più grande preoccupazione. Fiduciosi, invece, per il loro futuro. E poi alcol, droga e famiglia: ecco i risultati dell’indagine della diocesi di Macerata su un migliaio di ragazzi della nostra provincia

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Giovani allo specchio (Foto ANSA) Macerata, 6 dicembre 2008 - Preoccupati di rimanere soli e di non essere amati, ma allo stesso tempo fiduciosi nel futuro e con le idee chiare su ciò che faranno da grandi. Sono stati presentati ieri mattina i risultati dell’indagine 'Identità cercasi. Inquietudini e speranze dei giovani maceratesi', svolta dal servizio diocesano di Pastorale giovanile negli istituti superiori della Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia.

 

Un migliaio gli studenti fra i 14 e i 19 anni sono stati interrogati sui loro desideri, le paure, il rapporto con la famiglia e con la scuola. Ne è uscita un’istantanea della realtà giovanile maceratese che, come ha detto il vescovo Claudio Giuliodori, "costituisce un strumento di dialogo diretto e rispettoso con i giovani".

 

Alla domanda "Pensi ti manchi qualcosa?", il 48% dei giovani ha risposto positivamente. In particolare, i ragazzi lamentano la mancanza di "sicurezza interiore". Interrogati sulle proprie paure, gli intervistati hanno detto di temere la solitudine (37%) e di non essere amati (22%). La maggior parte degli studenti (il 58%) si è però detto fiducioso nel futuro e ha dichiarato di avere già in mente un’idea del proprio avvenire. Fra le aspirazioni principali, quella di avere una famiglia (44%) e realizzarsi nel lavoro (27%). Solo il 4,6% vuole diventare famoso.

 

Capitolo droghe e alcol. Quasi due studenti su tre hanno dichiarato di non aver mai fatto uso di droghe, mentre oltre il 13% ne fa uso spesso o abbastanza spesso. Diverso il discorso per l’alcol, con uno studente su cinque che dichiara di farne frequentemente un uso eccessivo. Un ruolo fondamentale viene attribuito alle relazioni amicali: nel tempo libero, gli amici sono la priorità per il 60% degli intervistati. Gli adolescenti si dichiarano poi soddisfatti della loro famiglia (63%), ma chiedono ai propri genitori maggior fiducia (23%) e meno domande (20%). Alla domanda "Ti piace andare a scuola?", il 38% ha risposto "abbastanza", il 37% "poco" e il 19% "per nulla". Più della metà degli studenti (il 57%) si dichiara però "abbastanza interessato" da ciò che si fa a scuola. Infine, il rapporto con la religione.

 

Oltre il 76% crede nell’esistenza di Dio e quasi altrettanti si sentono di appartenere a qualche esperienza religiosa, in primis quella cristiano-cattolica. "L’indagine — ha spiegato il vescovo — rientra nel percorso triennale dell’Agorà dei giovani italiani. Ci siamo impegnati per stabilire un rapporto più diretto con i ragazzi, che non sono oggetto di una ricerca, ma soggetti protagonisti della loro esperienza. L’invito è a scommettere sui nostri giovani con intensità e coraggio". "I ragazzi — ha aggiunto il provveditore Fulvio Izzo — si pongono delle domande di senso profondo e la scuola ha un ruolo fondamentale nell’affrontare i problemi della modernità". Secondo Stefano Cacciamani, curatore della ricerca, emerge un’adolescenza che «attribuisce un valore importante alle relazioni con i coetanei e gli adulti: proprio questi ultimi sono percepiti come interlocutori a cui si richiede un confronto basato sull’autenticità e su solidi valori".

Giancarlo Falcioni










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