Nelle stanze della corte
dei Montefeltro
Dopo la visita d’istruzione a Urbino gli studenti si sono scoperti artigiani
Macerata, 3 maggio 2011 - "...Abbiamo in faccia Urbino ventoso…". E’ un verso della celebre poesia di Pascoli 'Gli aquiloni'. Non c’è stato il vento durante la visita a Urbino, effettuata dalle classe 2C, 2F e 2D della E. Mestica, ma tanta pioggia. Ci ha accompagnato per tutta la giornata. Solo al ritorno a casa, il sole è tornato a splendere. Tutto come previsto la visita al palazzo ducale.
Stemmi della famiglia dei Montefeltro ad ogni sala di rappresentanza. Un’aquila enorme, al centro del soffitto sembrava spiarci durante la visita. Stanze che si succedono ininterrottamente, arazzi, quadri appesi alle pareti e lo scrigno dello studiolo di Federico da Montefeltro, poi le grandi opere di Raffaello e Piero Della Francesca. Il sopralluogo nei sotterranei del palazzo ducale ci ha introdotto in quelle che erano le scuderie della splendida corte rinascimentale e in altre stanze adibite a cucina, lavanderia, sartoria, un piccolo microcosmo che faceva parte integrante con il piano nobile dove viveva la famiglia dei Montefeltro con tutta la schiera di intellettuali e cortigiani, tra i quali Castiglione, autore del trattato sul Galateo.
Lasciata Urbino, a mezz’ora di pullman, percorsa una strada stretta che prima si inerpicava sulle colline che disegnano il dolce paesaggio urbinate, poi scendeva nei fondovalle, siamo arrivati alla 'Corte della Miniera', altra tappa del nostro viaggio. E’ un grazioso agriturismo con ristorante, camere singole e doppie per chi voglia trascorrervi dai due ai sette giorni con diverse possibilità di usufruire dei servizi previsti in azienda. Il centro di arte, artigianato ed agriturismo sorge dove fino agli anni Cinquanta operava una vera e propria miniera di zolfo. Là dove ora si erge una moderna struttura in cemento armato c’era un pozzo che scendeva fino a cinquecento metri di profondità. Gli operai si calavano nelle viscere della terra e risalivano in superficie attraverso un montacarichi che veniva azionato a mano. La Montecatini, proprietaria della miniera, con il tempo ha preferito chiudere la struttura per investire altrove i propri utili, anche se, di zolfo nella zona ce n’è ancora ed in grande quantità, sentendo alcuni operatori che abbiamo incontrato nel pomeriggio.
Consumato un fugace pranzo al sacco, ci siamo tuffati in una improvvisata partita a pallone con i ragazzi di un’altra scuola proveniente da Bologna. Il tifo delle ragazze assiepate ai bordi dello spiazzo inzuppato di acqua ci ha accompagnato per tutta la sfida. Molti di noi ritengono che la partita sia stato uno dei momenti più belli del viaggio di istruzione. Ma si doveva arrivare fin lì per giocare a pallone? Bastava andare in uno dei tanti campi sportivi esistenti a Civitanova. Ma tant’è, noi ragazzi siamo così. Mettiamo tutto sullo stesso piano, senza fare tante differenze tra quello che ci viene proposto.
Terminata la partita, verso le 14,30, ci siamo divisi in quattro gruppi di quindici alunni ciascuno per seguire i laboratori di ceramica, serigrafia, litografia e calcografia condotti da alcuni operatori. La litografia, come dice la parola stessa vuol dire scrivere sulla pietra; serigrafia, scrivere sulla stoffa; calcografia, scrivere su calchi attraverso bulini ed il torchio calcografico ed infine la ceramica, modellare con le mani o con il tornio la creta per produrre vasi, porta oggetti e soprammobili, come elefantini, papere, oche e quant’altro, sbizzarrendosi con la propria fantasia. In quest’ultimo laboratorio, la presenza di Mimmo, un ceramista di professione che lavora in questo settore da circa quarant’anni ha contagiato il gruppo dei quindici alunni. Peccato che cuori, elefantini, oche, porta penne, vasi, porta gioie siano rimasti nel laboratorio. La direzione spedirà all’indirizzo della scuola i materiali prodotti dagli alunni, dopo averli cotti al forno. Gli altri alunni, quelli che hanno partecipato agli altri tre laboratori, hanno ricevuto subito il lavoro fatto.
Alcuni disegni fatti nel laboratorio di serigrafia, di calcografia e di litografia sono stati consegnati dai rispettivi insegnanti, che seguivano i tre gruppi, nei giorni successivi al viaggio. Chi non aveva ricevuto il proprio lavoro, non c’era giorno che non chiedesse come mai l’insegnante non glielo aveva consegnato. Alcuni avevano visto nella partita di pallone il momento più bello del viaggio di istruzione, ma gli stessi ci tenevano a conservare quello che avevano realizzato nel corso dei laboratori alla Corte della Miniera. Non è poi tanto vero che il momento più bello sia stata la partita.
Classe 2 C










